Software House: Mastertronic

L'articolo è tratto dalla rivista Videogiochi News n. 40 (dicembre 1986) p. 10, fonte: Retro-gaming

SOFTWARE HOUSE: MASTERTRONIC


Quanti di voi, sentendo il nome Mastertronic, non immaginano una di quelle famigerate multinazionali dai mille tentacoli, che occupano posti di potere in tutti i paesi dell'orbe terracqueo? Pensiamo pochi.

Eccoci dunque in viaggio, per verificare o sfatare quest'impressione. Partiamo da Milano in un freddo pomeriggio d'autunno, con destinazione Casciago, in provincia di Varese, sicuri di fare una tranquilla passeggiata grazie alle indicazioni sulla strada forniteci da John Holder, il "boss" della Mastertronic italiana.

Ma come si sa, tra il dire e il fare... Arrivati a Varese, sbagliamo fatalmente strada e ci ritroviamo sul lungolago; cominciamo a farci cogliere dalla disperazione, quando vediamo uno stupendo cartello indicare la direzione per Casciago: «finalmente siamo arrivati!» esultiamo dentro di noi...

Invece ci vogliono ancora una decina di chilometri di salita, senza trovare altre frecce indicatrici ai bivi che incrociamo; ad un certo punto entriamo in un paese anonimo dove avviene una scenetta esilarante tra noi, ormai in coma, e un passante:

«Scusi, è Casciago questo paese?»
«Sì»
«Per favore, mi sa dire dove si trova via Mazzini?»
«È questa!»
«E per caso mi sa dire a che altezza è il numero 15?»
«È quell'ingresso, dieci metri avanti!»

La situazione è talmente divertente che ci risolleva lo spirito, nonostante il travaglio di due ore di viaggio. Eccoci quindi nella "tana" della Mastertronic; il "boss" fortunatamente ci riceve subito, preoccupandosi per i motivi del nostro ritardo.

John parla un ottimo italiano, con una inevitabile inflessione inglese, e si è laureato da poco all'università di Leeds, cosa che ammette con riluttanza, forse perché teoricamente non lega molto con il mondo dei videogiochi (anche se è una base culturale ideale nel campo commerciale). John ci spiega che era venuto in Italia qualche anno fa per passare le vacanze, e qui ha conosciuto la ragazza che ora è sua moglie, per cui è venuto a vivere a Varese. Per quanto riguarda la Mastertronic italiana, in pratica è una sua creazione: qualche mese dopo la nascita della casa madre inglese, nel 1984, John capitò in una mostra alla quale partecipava la Mastertronic inglese e fu colpito dalla sua particolare politica dei prezzi.


Decise quindi di adottare quel marchio e di importare la linea Mastertronic in Italia, certo che questa politica di prezzi molto contenuti sarebbe stata in grado di sconfiggere i "pirati": non per niente sul mercato inglese Mastertronic ha conquistato la "leadership" con circa due milioni di pezzi venduti l'anno scorso.

«Ciò che vorrei riuscire ad ottenere è una mentalità come quella ormai acquisita in Inghilterra o negli Stati Uniti, dove un videogioco su cassetta è considerato un bene di consumo qualsiasi e viene venduto nei grandi magazzini come un disco o una cassetta di musica», ci spiega John.

«Per questo, dopo aver allargato il discorso commerciale ai joystick, importando dei modelli a micro-switch di qualità paragonabile a quelli da bar, abbiamo sondato anche le altre principali marche produttrici di software, per vedere se erano disponibili ad un discorso serio riguardante il mercato italiano. Una volta convinto qualcuno che bisognava fare una politica di prezzi contenuti, con un prezzo al pubblico entro le 20.000 lire, molti altri hanno aderito alla proposta».

Ecco spiegato come possiamo trovare al giorno d'oggi prodotti originali marcati Ocean, Imagine, U.S. Gold, Gremlin Graphics, Ultimate, Activision, Hewson, Melbourne House, Martech ed altri anche in Italia.

«Oltre al fatto che se si copiano i programmi si danneggiano i programmatori, compiendo un vero e proprio furto, il fenomeno delle copie è negativo per un altro aspetto: se uno compra otto giochi al prezzo di uno, non potrà mai avere giochi di qualità e alla fine passerà da un gioco all'altro, e si annoierà invece di divertirsi», continua John. «Vuoi dire che tutto questo causa una disaffezione verso il videogioco in senso lato?» gli chiediamo.

«Esatto. Bisogna invece creare una cultura del videogioco: meglio comprare un buon gioco al mese e divertirsi nello scoprire tutti i suoi segreti.» conferma John.
John sta cercando di fare del suo meglio: ha messo in piedi una struttura commerciale molto veloce, in grado di proporre sul mercato italiano i videogiochi in contemporanea con l'uscita sul mercato inglese! Un'altra ambizione di John sarebbe quella di poter commercializzare videogiochi di programmatori italiani, ma purtroppo tra tutti i progetti che ha ricevuto finora solo uno era di buona qualità e ha ricevuto il suo consenso.

Ce n'è da meditare, sulla strada del ritorno a Milano!

Maurizio Miccoli

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