Originali o copie? Parte 2

L'articolo è tratto da Videogame & Computer World Anno II n. 4 (maggio 1989) pp. 60-61, fonte: Collezione privata

LA CROCIATA CONTINUA...
ORIGINALI O COPIE?


Esaminiamo punto per punto la situazione con le interviste rilasciate alla nostra redazione dai diretti interessati

La "bomba" esplosa sul mercato del software italiano qualche settimana fa ha dato origine ad una preoccupante diatriba fra due famosissimi ed affermati importatori e distributori. Sulla base di una fitta corrispondenza intercorsa fra le parti in causa, il risultato della disfida sta per essere sviscerato dai rispettivi rappresentanti legali in un'aula di tribunale.

Un nostro esclusivo reportage "a caldo" ci permette finalmente di offrire all'opinione pubblica molti dati precisi su cui si basa lo scontro. Non ci vogliamo assolutamente eleggere giudici, né formulare sentenze sulla base del nostro punto di vista: in qualità di giornalisti ed informatori ci limitiamo ad esporre i dati raccolti non solo attraverso le normali fonti ma elaborati direttamente dopo un'intervista alle persone interessate e legate alla vicenda.

Dopo l'apparizione delle prime denunce su alcuni quotidinai e nei carnet dei vari rappresentanti legali, sono emersi i nomi e i fatti precisi. La Leader Distribuzione di Casciago (VA) ha accusato la ditta Ital Video di Castenaso (BO) di aver contraffatto, copiato ed immesso sul mercato numerosi videogame di produzione anglosassone, già regolarmente importati dalla prima. Non si tratta di semplici copie artigianali, come afferma John Holder, Amministratore Delegato Leader, ma di veri e propri "capolavori" del pirataggio, con tanto di istruzioni, confezioni e accessori abilmente contraffatti. Il 16 marzo scorso è scattato il sequestro della presunta merce contraffatta, concesso alla Leader dalla magistratura. Il sequestro però, documenti alla mano, si rileva "mancato" in quanto dei prodotti copiati ed abusivi in casa Ital Video non v'è nemmeno l'ombra. Dal canto suo il Sig. Arioti, amministratore unico della ditta incriminata, nega fermamente di aver intrapreso le suddette illecite azioni e attribuisce la responsabilità del gesto a qualche concorrente senza scrupoli, desideroso di gettar discredito ed infangare il buon nome della Ital Video.

Prima di continuare, sentendo dalla viva voce degli interessati le dichiarazioni salienti ed i particolari della vicenda, ecco un po' di storia delle due società.

La Leader Distribuzione di Casciago si è da sempre contraddistinta per aver intrapreso una capillare e organizzatissima importazione e distribuzione di software originale, ergendosi per prima contro il dilagante e nefasto fenomeno della pirateria, peraltro bistrattato e dimenticato dalle relative legislazioni italiane. Software House di grido e chiarissima fama internazionale hanno così potuto ampliare i propri orizzonti commerciali, gratificando, in contemporanea con le uscite sul mercato straniero, tutti gli utenti e gli amatori del nostro paese. John Holder ha fatto anche di più, pensando bene di inserire nei prodotti succitati chiare documentazioni tradotte nella nostra lingua, sfruttando la relativa autorizzazione.

La Ital Video non può vantare un'altrettanto lunga presenza sul mercato, ma sin dagli albori è sempre riuscita a proporre una valida e regolare concorrenza commerciale alla dilagante egemonia Leader.

Punta di diamante del catalogo Ital Video non sono solo i programmi regolarmente acquistati ed importati, ma anche numerosi validi esempi di software "nostrano" che, grazie a questa ditta, hanno potuto contrapporsi all'avanzata di quello straniero. Ricordiamo "Il gioco dell Bocce", ad esempio, e molti altri ancora, scritti da game designer italiani, scoperti e portati alla ribalta proprio dalla ditta di Castenaso.

L'ACCUSA (parla il Sig. John Holder, Amm. Delegato Leader)

Che cosa è successo esattamente?

Grazie alle comunicazioni pervenuteci da alcune Software House come la Telecom Soft, la Gremlin e la Ocean abbiamo potuto dare un fondamento alle nostre supposizioni basate su una precedente indagine personale.

Pare infatti che sul territorio nazionale si trovino numerosi esemplari di videogame, contraffatti perfettamente e della cui vendita le case produttrici non sanno nulla.

Mi spiego, un prodotto come Return Of The Jedi (Domark) o Rambo III lo si può trovare nello stesso negozio in due esemplari quasi identici.

Quello di dubbia e misteriosa provenienza riporta un chiaro sticker con il nome e l'indirizzo della Ital Video distribuzioni.

In cosa consistono le differenze fra i due prodotti?

Innanzitutto la cassetta contenente il nastro non presenta il tipico design inglese (questo ce l'ha confermato anche la Telecom Soft una volta in possesso di un esemplare), poi le fascette colorate differiscono leggermente nella tonalità e nelle qualità di stampa.

Le sfumature sono più scure o più chiare, i caratteri sono poco leggibili e la stessa carta impiegata per la stampa ha un peso differente da quella originale delle case madri. Anche il supporto magnetico e i libretti di istruzioni riportano queste lievi ma riscontrabili differenze, mentre il programma vero e proprio risulta ovviamente inalterato.

Le stesse case produttrici, interpellate, affermano di non aver prodotto gli esemplari incriminati.

Sempre la Telecom afferma con sicurezza che è stato eseguito un lavoro di scanner per riprodurre, il più fedelmente possibile, questi dettagli.

La Gremlin, dal canto suo, dopo aver esaminato una copia presumibilmente contraffatta di Super Star Soccer per MSX afferma che il prodotto non è stato assolutamente confezionato dalla Gremlin Graphics e nemmeno sotto sua licenza.

Per citare ancora un esempio è la volta della Ocean che ha negato fermamente la paternità dei Guerrilla Wars, Rambo III e Operation Wolf rinvenuti sul mercato italiano e recanti le suddette piccole differenze.

Cosa ci può dire per rassicurare gli acquirenti di originali?

Credo che sia un problema che riguardi soprattutto i rivenditori.

L'unica cosa che l'utente finale può fare è di cercare di rivolgersi a negozi Soft Center o comunque di fiducia, rifiutandosi di accettare prodotti non originali. Per quanto riguarda i rivenditori la situazione è completamente diversa.

Una volta avvisati di questo commercio abusivo il rivenditore dovrebbe rifiutare merce di questo genere altrimenti corre il rischio di incorrere in sanzioni per acquisto incauto o addirittura per ricettazione.

Vorrei fare le seguenti osservazioni riguardo l'ipotesi che i giochi falsi siano stati commercializzati con una etichetta Italvideo anch'essa falsa.

Secondo me il ricorso a una etichetta era un'esigenza e non un fatto casuale in quanto la qualità della riproduzione del codice a barre sul retro dei giochi era pessima, un punto debole di una copia quasi perfetta, quindi era meglio ricoprirla.

Comunque basta chiedere ai rivenditori che hanno acquistato giochi con etichetta "Italvideo" e vedere se si sono riforniti da distributori e agenti Italvideo oppure da fonti diverse.

A proposito del procedimento legale di cui si è parlato?

Be', a questo punto sia da parte mia che delle case sopracitate è scattato appunto un procedimento legale che ha portato ad una ispezione e ad un sequestro di eventuale materiale contraffatto presso la Ital Video di Castenaso.

Come accennavo poc'anzi si è trattato di un mancato sequestro che alla Ital Video non ha rinvenuto nessun prodotto sospetto.

Il Sig. Mario Arioti, amministratore unico della società, è anche titolare della vicina ditta Armati avente ragione sociale la registrazione e la duplicazione per conto terzi di cassette audio e video.

LA DIFESA (parla il Sig. Mario Arioti della Ital Video di Castenaso)

Dopo questa serie improvvisa di denunce e accuse qual è la sua posizione?

Innanzitutto ci tengo a precisare che l'Ital Video da me rappresentata non ha mai avuto a che fare con questo tipo di mercato. Noi stiamo, per conto nostro, facendo indagini per vedere se esistono veramente queste copie, o se è frutto della fantasia di qualcuno; è probabile che alla fine di questa storia saltino fuori delle grosse sorprese.

Quindi nego fermamente di aver prodotto, o se vuole, copiato o contraffato, alcun programma.

Noi lavoriamo con diverse software house e là dove non riusciamo ad avere il prodotto (dopo la ormai provata diffamazione fatta dalla concorrente Leader a dirigenti delle case produttrici inglesi) con importazioni parallele da grossisti del posto.

A questo proposito ho richiesto ed ottenuto delle garanzie scritte da questi ultimi, relative all'originalità e alla qualità dei prodotti che ho acquistato e rivenduto, in quanto per un attimo ho temuto che in qualche modo potessi aver acquistato inconsciamente prodotti contraffatti.

Questi documenti sono già stati messi agli atti.

Tutta questa diffamazione è chiaramente volta allo scopo di buttarci fuori dal mercato e di avere da parte della Leader il monopolio.

Perché sul retro dei programmi "copiati" c'è la sua etichetta?

Rispondo con un'altra domanda: "Perché debbo credere che il tutto sia falsificato e la mia etichetta no?" Comunque al riguardo è veramente puerile pensare che si sia costruita un'etichetta per coprire come è stato detto, un pessimo codice a barre.

Noi usiamo questo spazio perché è solo più evidente essendo bianco, così come abbiamo fatto da sempre; se è vero che le copie mandate dalla concorrenza alle case erano così piene di difetti avremmo dovuto fare un'etichetta così grande da coprire completamente il cartellino; "tutto questo è pura fantasia!".

Cosa vorrebbe dire a tutti gli acquirenti dei prodotti ITALVIDEO?

Chi compra Ital Video deve continuare a farlo perché noi vendiamo fatturando regolarmente prodotti solo originali e ci riteniamo responsabili di quello che vendiamo.

Vorrei inoltre dire ai miei clienti che se la stupidità ha un nome questo non è certo Arioti Mario.

* * *

La conclusione della vicenda, in un articolo tratto da Videogame & Computer World, Anno II n. 11 (novembre 1989) pag. 3

Italvideo di Bologna è stata completamente assolta e scagionata da ogni tipo di accusa mossale contro da Leader di Varese per presunti atti di pirateria commerciale. Tutti i prodotti Italvideo, ha detto il pretore nell'udienza definitiva, tenutasi lo scorso luglio, sono originali, garantiti, e importati/distribuiti in maniera assolutamente legale, così come è emerso dalla inattaccabile documentazione prodotta dalla nota ditta di Castenaso, Bologna.

La pirateria non ha dunque infangato il prestigioso nome della Italvideo che, proprio in questi giorni, sta realizzando un ambizioso progetto per creare software originale tutto italiano per arginare la massiccia "invasione" straniera. Potremo quindi portare nel mondo il buon nome della computer utenza italiana, staccandoci finalmente di dosso la scomoda etichetta di "pirati dei pirati".

La conclusione della vicenda, in un articolo tratto da The Games Machine n. 13 (ottobre 1989) pag. 8

Qualcuno di voi avrà seguito su riviste o giornali il corso di un'accusa di pirateria volta alla Italvideo di Bologna. La faccenda è andata avanti per qualche tempo e si è finalmente conclusa.

Per dovere di cronaca, e per tenervi informati sugli sviluppi che l'argomento "pirateria" sta avendo in Italia, precisiamo che la Italvideo di Bologna è stata completamente assolta, scagionata da ogni accusa con la formula più ampia. L'istruttoria definitiva è stata emessa nel mese di giugno di quest'anno e libera in modo completo la Italvideo da ogni accusa.

Tutto è bene quel che finisce bene, quindi, e noi di TGM non possiamo che essere contenti di come sono andate le cose poiché non è giusto che all'estero si perseveri nel considerare pirati gli italiani senza riconoscere che anche da noi ci sono buone case di software capaci di produrre programmi originali di ottimo livello. E fatti come questi avrebbero portato a peggiorare la situazione.

4 commenti:

  1. Che il titolare di Italvideo lo fosse anche di Armati mi mancava, quest'ultima in quanto a software copiato però... ehm!

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  2. Trovi altri riferimenti sullo speciale pirateria di Commodore Gazette, reperibile su Ready64.

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  3. La Armati vendeva software piratato spacciato per originale. Non aggiungo altro.... -__-

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  4. In realtà no, Armati era un marchio "ufficialmente" piratato, per quanto un'affermazione del genere possa avere senso. Ti rimando all'intervista nello speciale che ho segnalato nel commento qui sopra qualche anno fa, in cui viene detto per esempio che: "E' vero. Siamo partiti da pirati come tanti altri, ma oggi ci siamo resi conto che non possiamo continuare su questa strada, perché non rende né a noi né ai nostri clienti."

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