Due anni dopo...

L'articolo è tratto dalla rivista Videogiochi n. 23 (febbraio 1985) pp. 38-40, fonte: Retro-gaming

[Interessante riflessione sull'anno 1985 e il passaggio tra il mondo delle console e quello degli home computer. All'interno si nota l'uso di "consolle" (con due "elle") e di "base" per videgiochi, da intendersi come la console stessa, termini entrambi ormai in disuso. La Miwa Trading era al tempo l'importatore italiano dell'Activision, mentre i Bit Shop Primavera la catena di negozi di home computing della GBC. A corredo dell'articolo vengono presentate immagini del Consumer Electronic Show.]

DUE ANNI DOPO...


A che punto è il mercato dei videogiochi e degli home computer? Cosa ci aspetta nel 1985? Ne abbiamo parlato con alcuni "addetti ai lavori".

di Benedetta Torrani

Sono passati due anni dall'uscita del primo numero di VideoGiochi e ci sembra arrivato il momento di riflettere su cosa c'è e cosa sta succedendo nel complesso quanto entusiasmante mondo del gioco elettronico. Ci siamo decisi a dare un'occhiata in giro soprattutto stimolati dalle centinaia di lettere che, preoccupate si interrogano sulla chiusura di quella o questa società o sulla carenza di "soft" per i sistemi di videogiochi domestici o ancora annunciano di avere cambiato la propria consolle per un computer.

Un po' da tutte le parti si è sentito parlare di crisi dei videogiochi e di "boom" dei computer e in effetti nel giro di un anno abbiamo assistito all'invasione della parola home computer. Dalle edicole ai computer shop, dalle librerie ai supermercati gli occhi e i desideri dei ragazzi sono bombardati dall'offerta di computer e di programmi.

Che cosa sta succedendo, viene comunque da chiedersi? Per cercare, se non una risposta, almeno un chiarimento, abbiamo rivolto qualche domanda ad alcuni "addetti ai lavori": produttori, distributori e venditori. Ecco cosa ne è venuto fuori.

E le consolle?

Iniziamo dall'argomento che sta più a cuore ai videogiochisti puri e cioè che prospettive ci sono per i videogiochi da consolle.

I pareri sono discordi e riflettono l'incertezza del mercato che ha caratterizzato questo anno 1984. Ma c'è chi ha parole di speranza.

Secondo Gabriele Ceccato, amministratore delegato della Miwa Trading, «questo Natale ha registrato una forte richiesta di basi, come mai si era vista fino a oggi. Il sensibile abbassamento dei prezzi ha risvegliato l'interesse per il VCS nei confronti di una clientela che fino a oggi non ha avuto la possibilità economica di comprarsi una console.»

«Credo, però» prosegue Ceccato «che anche il software dovrebbe scendere considerevolmente se vuole diventare competitivo con i programmi che girano sui computer».

Sempre secondo Ceccato, infatti, «Jack Tramiel (il fondatore della Commodore e ora presidente della nuova Atari, n.d.r.) quando ha comperato l'Atari ha anche comprato un considerevole stock di basi a un prezzo decisamente inferiore che gli ha permesso, di conseguenza, di ridurre anche il prezzo al pubblico. Forte poi dell'esperienza Commodore, Tramiel è ora in grado di produrre a dei costi inferiori che dovrebbero permettere di continuare una politica di bassi prezzi».

Fiducioso è anche Valerio Ghirardelli, direttore generale della CBS Electronics, che aggiunge un altro fattore a spiegare la leggera ripresa delle consolle. È avvenuto un cambiamento nel pubblico, o meglio, è cambiato il pubblico a cui interessano le consolle. «Adesso le consolle sono più appetibili per i bambini più piccoli che, del computer, si stufano presto. In fin dei conti non riescono a sfruttarne a pieno le maggiori potenzialità».

Concorde nel giudizio anche l'Atari, che è stata - volente o nolente - una delle principali fautrici di questa nuova politica dei prezzi.

Tra chi invece le macchine le vende anziché produrle c'è più incertezza. Alcuni pensano che la riduzione dei prezzi sia positiva e possa portare a una ripresa ma solo se accompagnata da un «calo anche software altrimenti il vantaggio non c'è», (spiega Salerni, responsabile dei Bit Shop Primavera) altri, invece, hanno addirittura deciso di non vendere neanche più le consolle.

Contrari a vedere un futuro un po' più roseo per i videogiochi sono i produttori di computer. In testa a tutti la Commodore che dice, nelle parole di [Sergio] Messa, suo direttore generale, «perché sprecare i propri soldi in un videogioco e non comprarsi un computer?»

Quale software?

Ma il problema di una dualità tra computer e videogiochi, posto in questi termini, ci sembra riduttivo. Se infatti andiamo a vedere qual è il tipo di software che vende di più ci rendiamo conto che i titoli che "vanno" sono proprio i giochi. Anche chi possiede un computer lo usa essenzialmente per giocare.

Allora si può affermare: i videogiochi - intesi meglio come giochi elettronici - andranno ancora e molto. Quello che cambia e cambierà è la macchina che li fa girare: una consolle per i più piccoli e per chi dei computer non ne vuole proprio sapere; un home computer per i più grandi e interessati.

Infatti che differenza c'è tra Pitfall per VCS e Pitfall per Commodore 64? Non sono entrambi videogiochi?

E i dati di vendita non fanno che confermare quello che è anche il parere di molti.

«Per il Commodore si vendono soprattutto giochi" dice Marzorati della Bits & Bytes "poi vengono i programmi educativi e poi qualche utility. All'interno dei giochi poi, la componente maggioritaria è rappresentata dai giochi tipo arcade».

«Gli adventure - percentualmente inferiori - sono giochi che stanno suscitando interesse perché i genitori li vedono quasi come "educativi", nel senso che costringono i ragazzi a imparare l'inglese».

Naturalmente è anche aumentato un uso, diciamo, più "serio" dei computer: «si sono venduti anche programmi come Introduzione al Basic, The Manager, Calc Result: programmi cioè più didattici e professionali. E poi anche i programmi di grafica», conferma Messa.

Pur utilizzando gli home computer essenzialmente per giocare si assisterà probabilmente a una evoluzione del concetto di gioco elettronico.

«Coi videogiochi», dice il direttore generale dell'Atari Italia, «si richiedeva essenzialmente abilità e riflessi; coi computer invece si può stimolare di più la fantasia e la creatività attraverso giochi più complessi come quelli di simulazione e di avventura».


Ma quanti sono 'sti computer?

Si parla, si parla - direte voi - ma le cifre?

Naturalmente parlare di cifre è difficile: i produttori, i distributori, i rivenditori sembra sempre che facciano a gara a chi meglio gira attorno al discorso per evitare una risposta diretta. Comunque alcuni dati siamo riusciti alla fine a "strapparli".

Per quel che riguarda l'hardware, come era facile prevedere, nel 1984 si sono venduti molti più computer che consolle e a questo punto il panorama del parco macchine è notevolmente mutato.

Secondo Gabriele Ceccato «ci saranno in tutto circa 200.000 consolle installate mentre per gli home computer la cifra globale dovrebbe aggirarsi intorno alle 4/500.000 unità».

E le cifre totali fornite dall'Atari più o meno concordano: «250/300.000 unità».

Secondo la Commodore, invece, il loro sistema da solo avrebbe venduto 8/900.000 pezzi.

In discorso si ribalta invece quando andiamo a guardare i dati del software.

In proporzione il software per computer ha venduto meno di quello per consolle «7.000 programmi contro 32.000 cartucce» dice Ceccato; «100.000 cartucce e 10.000 programmi» dice Ghirardelli; «di software non se ne vende molto» sostengono molti rivenditori.

Ma come mai? Dovrebbe essere l'opposto vista la diversità numerica delle macchine installate. Il motivo è che il software per computer si copia. È questo un grosso problema di cui da tempo VideoGiochi si occupa diffusamente.

La copia illegale del software

Tutti, nessuno escluso, hanno rilevato dati quasi drammatici.

«Muoviamo quasi esclusivamente hardware, vogliamo vendere poco soft perché ci perdiamo. Lo copiano. Lo copiano i negozianti che si servono una volta di un piccolo quantitativo e poi lo duplicano. Lo copiano i clienti».

«Soprattutto i clienti sono assetati di titoli nuovi che neanche vengono ufficialmente importati in Italia» o arrivano troppo tardi aggiungiamo noi.

«Si vende pochissimo software» ci racconta Ballabeni, responsabile dei Bit Shop Primavera.

E anche l'Audist (importatrice dell'Imagic e ora distributrice della Hayden Software) si lamenta: «Abbiamo deciso di importare solo cartucce o dischi, non cassette. La cassetta è troppo facile da copiare».

Forse, per i maniaci delle cifre, i dati sul soft non li sapremo mai!

«Il 1985, sarà un anno...» verrebbe facile dire a conclusione dell'articolo. La tentazione di fare una previsione è forte soprattutto quando, tirate le somme dell'anno appena trascorso, si cerca di indirizzarsi e prepararsi all'anno nuovo.

E quindi azzardiamo anche noi alcune - poche - previsioni; che poi sono essenzialmente delle speranze.

È probabile che assisteremo a un certo assestamento: il mercato si stabilizzerà - soprattutto per quel che riguarda l'hardware - e gli sforzi e la creatività potranno rivolgersi con più attenzione a capire cosa di veramente unico si può fare con il computer.

Sia le macchine che i programmi saranno sempre più sofisticati e sempre maggiori possibilità saranno offerte agli utenti per giocare, intrattenersi, studiare e... chissà cosa ancora!

4 commenti:

  1. Potevi linkare Hasbro.com per la Atari. ;D

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  2. Atari è Atari, Hasbro è Hasbro, Infogrames è Infogrames. Poche storie.

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  3. Adoro questo sito! Continua, ti prego.

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