I padri dei videogiochi

L'articolo è tratto dalla rivista K n. 36 (febbraio 1992) pp. 27-28, fonte: OldMags

I PADRI DEI VIDEOGIOCHI


Con questo articolo K comincia a raccontare la storia dei primi 20 anni di videogiochi. Si parte, naturalmente, dalla preistoria e dagli uomini che, grazie alla loro fantasia, hanno messo le basi del fenomeno che ha sconvolto il modo di divertirsi di intere generazioni.

La storia è una serie di conflitti, la cui documentazione è scritta dai vincitori. Agli albori dei videogiochi, l'Atari era la superpotenza dell'industria, una specie di Impero Romano dei videogiochi. Non c'è quindi da meravigliarsi che il suo fondatore, Nolan Bushnell, fu considerato da tutti l'inventore, o meglio, "il padre dei videogiochi".

Ma il declino dell'Atari spinse molti a rivedere le origini dei videogiochi e a riscriverne la storia attribuendo a Bushnell la semplice invenzione di Pong, nel 1972. Il merito della creazione del primo videogioco, Spacewar, andò a Steve Russell (era il 1962), mentre a Ralph Baer e ai suoi collaboratori alla Sanders Associates andò quello di aver inventato il primo videogioco da casa nel 1966.

In realtà le cose non andarono nemmeno così. L'ultima, e questa volta definitiva, versione della storia dei videogiochi è la seguente: Ralph Baer e i suoi collaboratori crearono effettivamente il primo videogioco da casa e, indirettamente, Pong. Nolan Bushnell non fu l'ideatore del concetto di video ping-pong né creò fisicamente Pong (fu piuttosto l'inventore del primo coin-op, Computer Space, nel 1971) e Steve Russell non inventò i videogiochi. Il vero pioniere fu tale William Higinbotham, un ingegnere nucleare che nel 1958 faceva giocare a videotennis gli studenti in visita al Brookhaven National Laboratory.

WILLIAM HIGINBOTHAM

William Higinbotham,
l'inventore del primo videogioco
Il National Laboratory di Brookhaven (un centro governativo di ricerca nucleare nello stato di New York) era noto per essere aperto al pubblico, e in particolare alle visite di classi studentesche. "Le visite erano un po' statiche, volevamo qualcosa con cui la gente potesse interagire", dichiarò in seguito Higinbotham. Quel qualcosa fu un videogioco di tennis che girava su un computer analogico e veniva visualizzato sullo schermo da 5" di un oscilloscopio. Mentre Nolan Bushnell frequentava ancora le medie superiori, William Higinbotham inventò i videogiochi.

Il manuale di istruzioni del computer descriveva come disegnare traiettorie e rimbalzi a scopi di ricerca e Higinbotham pensò che ciò avrebbe rappresentato un ottimo gioco in sé e per sé. Lavorando insieme al collega Dave Potter, Higinbotham impiegò quattro ore per disegnare il gioco e ci vollero poi due settimane e un tecnico per metterlo insieme.

Il gioco consisteva in una semplice veduta laterale di un campo da tennis, in altre parole in una linea orizzontale divisa da una piccola lineetta verticale che fungeva da rete. Una pallina rimbalzava da sinistra a destra e viceversa. Ciascun giocatore utilizzava una manopola per scegliere il momento e l'angolo della battuta.

Higinbotham, però, non brevettò mai la sua invenzione. Potrebbe sembrare una grave dimenticanza, ma non fu così: come dipendente di un laboratorio di ricerca governativa, non spettava a lui brevettarlo ma al governo e a quel tempo al governo americano la cosa non interessava.

Quattordici anni più tardi, il brevetto che avrebbe protetto tutti i giochi "ball-and-paddle" fu rilasciato alla Sanders Associates. Ma di questo parleremo più avanti.

Nel cerchietto, l'oscilloscopio che visualizzava il videotennis di Higinbotham

STEVE RUSSELL

Quattro anni dopo, nel 1962, Steve Russell e un manipolo di intraprendenti studenti universitari del MIT (Massachusetts Institute of Technology) crearono quello che fino a qualche anno fa era considerato il primo videogioco, Spacewar. Come abbiamo appena detto non fu così, ma Spacewar si può certamente considerare il primo videogioco spaziale nonché quello che ispirò Nolan Bushnell, spingendolo in seguito a fondare una società con uno strano nome preso in prestito dal gioco giapponese del Go. Il nome di quella società era Atari.

Spacewar fu creato su un mainframe, un computer PDP-1 di 223x175x66 cm dal costo di 120 mila dollari (dell'epoca). Simile al famosissimo, e successivo, Asteroids, Spacewar era un duello tra due astronavi "sparamissili", con un fondale decorativo di stelle e un sole con una forza gravitazionale.

Due studenti universitari giocano a Spacewar durante
la presentazione allo Science Open House del MIT

Secondo alcune fonti, la configurazione stellare creata da Russell fu in seguito rielaborata dal compagno di studi Peter Samson sulla base delle vere costellazioni, mentre i calcoli per la gravità del sole furono eseguiti da Dan Edwards. L'allora insolita funzione "hyperspace" - che consentiva grazie alla semplice pressione di un "pulsante panico" di mandare l'astronave in un altro punto casuale dello schermo - fu ideata da J.M. Graetz.

Spacewar venne presentato per la prima volta nel maggio 1962 all'annuale Science Open House del MIT. In brevissimo tempo si diffuse a macchia d'olio tra le facoltà di informatica e ingegneria elettronica degli Stati Uniti e divenne un successo clamoroso tra gli studenti programmatori che continuarono a modificarlo creandone versioni regionali. Tra quegli studenti, nel 1965, c'era Nolan Bushnell.

RALPH BAER

Ralph Baer, l'inventore
della prima console per
videogiochi da casa
Quattro anni dopo il debutto di Spacewar, precisamente nel settembre del 1966, Ralph Baer di punto in bianco ebbe l'idea di inventare i videogiochi. Baer, che era ingegnere progettuale della Sanders Associates, dichiarò in seguito: "avevo un appunto nel mio diario datato settembre 1966 nel quale mi chiedevo cosa ci si potesse fare con un televisore, oltre a spegnerlo e accenderlo. C'erano 62 milioni di apparecchi televisivi negli USA a quell'epoca e il potenziale era enorme. È da lì che mi è venuta l'idea dei videogiochi".

Per tutto il resto del 1966 Baer trascorse il suo tempo libero a disegnare la circuitazione per il suo immaginario sistema per videogiochi. A dicembre riuscì ad avere dei puntini luminosi che si inseguivano per lo schermo. Fu allora che Baer decise che "la cosa era troppo importante per lavorarci nel tempo libero". Ne parlò quindi coi suoi superiori e la cosa divenne un "progetto ufficiale".

La Sanders assegnò quindi a Baer e ai suoi collaboratori, Bill Harrison e William Rusch, una stanza apposita il cui accesso era limitato a loro tre soltanto. "All'inizio del 1967", ricorda Baer, "avevamo funzionanti dei giochi ball-and-paddle rudimentali. Nel 67 giocavamo giochi di hockey nei quali il movimento del dischetto era piuttosto complicato. La velocità, per esempio, dipendeva dalla forza con cui si colpiva il dischetto. Ma una volta che tutto ciò fu pronto, non sapevamo bene cosa farci".

Molti produttori di apparecchi televisivi erano interessati alla cosa, ma non abbastanza da acquistare questo nuovo prodotto. Poi, all'inizio del 1970, la Magnavox chiamò Baer nei suoi uffici dove presentò il nuovo prodotto a una platea di ingegneri piuttosto ostili. "Pensavano che sarebbe stato impossibile creare un videogioco televisivo a prezzo ragionevole", ricorda Baer. "Ma Jerry Martin, vicepresidente del marketing, disse: 'OK, ci stiamo'. Si può dire che quello fu il giorno in cui nacque l'Odyssey".

Introdotto nell'autunno del 1972, l'Odyssey 100 vendette più di centomila unità. Esternamente, una scatola di plastica bianca con interruttori e manopole e, internamente, "40 transistor e un mucchio di diodi", il primo videogioco da casa era, per gli standard di oggi, un apparecchio più che preistorico. Per 99 dollari ci si portava a casa la console, due controller, una selezione di giochi sportivi, di corsa e di labirinto e delle pellicole colorate con disegnati dei fondali che bisognava appiccicare sopra lo schermo del TV.

"Non si poteva avere niente di più complesso che una linea nel mezzo dello schermo come rete e bacchette e pallina", spiega Baer. "Generare dei fondali complessi allora era impossibile dal punto di vista economico. E anche tenere il punteggio era troppo costoso". In altre parole, bisognava segnarsi i punti manualmente su un pezzo di carta o ricordarseli a memoria.

Le vendite dell'Odyssey cominciarono a calare nel 1973, a causa di una campagna pubblicitaria che faceva intendere che lo si poteva utilizzare solo su televisori Magnavox, dalla paura che un uso continuo avrebbe danneggiato il tubo catodico dei televisori della concorrenza. Nel 1976 c'erano più di 70 produttori di videogiochi, tra i quali una nuova società di nome Atari. E qui entra in scena finalmente Nolan Bushnell.

NOLAN BUSHNELL

Nolan Bushnell, il fondatore
dell'Atari e l'uomo che ha
lanciato il fenomeno del
divertimento elettronico
Nolan Bushnell nacque a Clearfield, nello Utah, il 5 febbraio 1943. Bushnell era un tipo curioso. Trafficava con apparecchi elettrici e durante le superiori lavorava part-time come riparatore TV. Circa nel 1963, mentre frequentava la Utah State University come studente di ingegneria, Bushnell cominciò la sua lunga associazione con l'industria del divertimento, lavorando come banditore in un baraccone del Luna Park.

Nel 1965, Bushnell si trasferì alla University of Utah, dove un amico del club di scacchi gli fece conoscere Spacewar. Negli anni successivi Bushnell giocò spesso a Spacewar e modificò anche la versione della University of Utah. "Volevo che l'astronave andasse più veloce. Pensavo che il gioco fosse troppo lento", dichiarò in seguito.

Alla fine del 1968 Bushnell si laureò in ingegneria elettronica e andò a lavorare alla Ampex di Sunnyvale, in California. Di giorno lavorava nella divisione di tecnologia avanzata, di notte trafficava nel garage di famiglia con quello che sarebbe poi diventato il primo videogioco da bar. L'anno era il 1969 e il prezzo dei circuiti integrati stava calando così rapidamente che divenne abbordabile portare Spacewar nelle sale giochi.

Nel 1970 Bushnell e un altro dipendente della Ampex, Ted Dabney, formarono la Syzygy Company, che in seguito diventò l'Atari. Nel frattempo, Bushnell era anche stato assunto come capo-ingegnere alla Nutting Associates, una casa produttrice di macchine a gettone. Nei primi mesi del 1971 cominciò a disegnare un coin-op basato su Spacewar insieme a Dabney e a un softwarista di nome Larry Bryan, che poi lasciò la società.

Il gioco, ribattezzato Computer Space, era prodotto dalla Syzygy e dato in concessione alla Nutting, che lo distribuì tra la fine del 71 e l'inizio del 72. In confronto alle macchine a gettone del tempo, Computer Space sembrava essere stato ideato nel laboratorio di uno scienziato pazzo. I cabinato - blu, con linee curve e lo schermo incassato in una apertura oblunga - era in parte Art Deco, in parte spaziale.

Il gioco assomigliava a Spacewar ma era privo della complessità dell'originale. La circuitazione non poteva assolutamente duplicare quella di Spacewar, e gli effetti speciali e la struttura di gioco erano perciò limitati. Invece della grandiosa grafica vettoriale dell'originale, Bushnell inserì delle più convenzionali immagini in rasterscan (i vettori sono semplicemente delle linee, mentre la grafica rasterscan è raffigurata da aree di colore) e la grafica risultante era molto grezza.

Come Spacewar, il gioco era una specie di battaglia spaziale, un tema forse troppo avanti per i suoi tempi. Fu forse anche per questo che la Nutting ebbe difficoltà a venderlo nelle sale giochi. "Vendere Computer Space fu difficile", ricorda Bill Nutting, la cui società ne produsse circa 500 unità. "Gli operatori di sale giochi più aperti al nuovo lo acquistarono, gli altri no. Credo che sconvolgemmo l'industria con quella macchina".

A questo punto nella vita di Bushnell avviene un "incontro ravvicinato" con Baer che segnerà il destino dell'ex studente della University of Utah. Nel maggio del 1972, un paio di mesi dopo la commercializzazione dell'Odyssey 100, la Magnavox organizzò un tour dimostrativo a uso e consumo dei suoi rivenditori e di chiunque fosse interessato al prodotto.

Tra il 23 e il 25 maggio il tour fece tappa a Burlingame, vicino a San Francisco. Il 24 maggio, Nolan Bushnell era presente alla dimostrazione. Visionò una dimostrazione del gioco di ping-pong dell'Odyssey e lo giocò per circa una mezz'ora. Dopo di che stese un rapporto per la Nutting nel quale descrisse l'Odyssey come "un'unità da casa, non molto interessante da giocare, e per niente concorrente". Ironicamente, una versione di quel gioco "non molto interessante" l'avrebbe tra non molto fatto diventare ricco.

A seguito di un disaccordo con la Nutting, Bushnell si licenziò e con i 500 dollari delle royalty di Computer Space fondò l'Atari. Assunse Al Alcorn, un ingegnere della Ampex, e come esercitazione gli fece realizzare "il gioco più semplice che potessi pensare. Il gioco a cui puntavo era un gioco di guida, ma pensavo che Al non fosse ancora pronto per realizzarlo. Così gli descrissi Pong. In realtà pensavo che non ne avremmo mai fatto niente, ma a ogni mondo Al lo realizzò e il gioco si rivelò molto divertente, così decidemmo di metterlo in commercio ugualmente. Penso che si possa dire che Pong fu un errore".

Pong fu la più semplice forma di videogioco e un tremendo successo. La leggenda narra che Bushnell collocò la prima macchina di Pong nel bar Andy Capp's di Sunnyvale in California nell'estate del 1972. Durante il secondo giorno di test Bushnell ricevette una telefonata del proprietario del locale: la macchina si era guastata.

Corse subito a vedere di cosa si trattava, aprì il cabinato e scoprì il problema: la macchina era intasata da monetine da 25 centesimi. Il resto, come si dice, è storia.

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