Jack Tramiel, il deus ex machina della Commodore

L'articolo è tratto dalla rivista Commodore Gazette Anno I n. 2 (marzo/aprile 1986) pp. 23-26, fonte: Retroedicola

JACK TRAMIEL


Il deus ex machina della Commodore

Di Gio Cannaviello

Dei più di 200.000 ebrei che vivevano a Lodz prima dello scoppio della guerra ne rimasero vivi, al momento della liberazione della città avvenuta nel gennaio 1945 da parte dell'Armata Rossa, soltanto 970. Vi era fra gli altri, reduce dai campi di concentramento di Auschwitz e di Bergen-Belsen e liberato quando ormai era rassegnato alla morte, un diciottenne di grande avvenire: Jack Tramiel. Due anni più tardi questo ragazzo, armato di grinta e pieno di buone speranza, partì alla volta degli Stati Uniti.

Da allora molte cose sono cambiate e l'intraprendente Tramiel è ora a Silicon Valley, dove tenta di far quadrare il bilancio dell'Atari, la nota casa produttrice di videogame e home computer, fondata nel 1971 da Nolan Bushnell e acquisita dalla Warner Communications nel 1976. L'Atari, in anni recenti, ha dissanguato la Warner portandola quasi alla bancarotta con l'enorme perdita, per il bilancio 1983, di 417 milioni di dollari.

Nessuno, più di Jack Tramiel, è responsabile di un tale deficit. La compagnia di Tramiel infatti, la Commodore International, grazie soprattutto a computer come il C-64, ha praticamente escluso l'Atari dal mercato degli home computer, non lasciandole che un ruolo marginale. In seguito, all'inizio del 1984, una settimana dopo la presentazione di una nuova serie di home computer Commodore al Consumer Electronics Show di Las Vegas, Tramiel sorprese tutti dimettendosi dalla carica di presidente. Sei mesi più tardi si rivelò come il nuovo proprietario dell'Atari.

Per il momento però, nulla di ciò che costui sta facendo dovrebbe provocare grosse rivoluzioni in campo informatico come è avvenuto per il Commodore 64, nonostante da poco sia stato commercializzato dall'Atari il personal 520 ST che, almeno nelle intenzioni di Tramiel, avrebbe la carte in regola per competere con il Commodore Amiga.

Quanto Tramiel ha fatto nella Commodore è segno, oltre che di imprevedibilità decisionale, anche di una non comune perizia affaristica. Egli però non è solo un grande manager: è anche un personaggio molto difficile, per molti intrattabile, che si è dimostrato in più occasioni cinico e privo di scrupoli.

Legato a poche persone al di fuori della sua cerchia familiare, Tramiel è famoso per il vaglio rigoroso e spietato a cui sottopone il libro spese del suo bilancio.

Nel 1983, momento di maggior successo per la Commodore, e dopo aver sbaragliato la concorrenza nel campo degli home computer più economici (quelli sotto il milione di lire per intenderci), Tramiel fu oggetto di un ampio profilo sulla prima pagina del Wall Street Journal. Gli autori Susan Chace e Michael W. Miller misero in particolare rilievo uno degli aforismi preferiti di Tramiel: «Gli affari non sono un sport. Sono una guerra» [Susan Chace and Michael  W.  Miller, "Calculating Rival: Commodore's Tramiel Sharpens Competition in Small Computers", The Wall Street Journal, 18 Aug. 1983].

Per tornare agli anni della formazione, diremo che Tramiel è sempre stato riluttante a parlarne con i giornalisti. Non ha mai accennato a nulla che riguardasse la sua vita in Polonia: di certo si sa che la sua carriera scolastica si è fermata alla quinta elementare. Sappiamo che ha guadagnato il suo primo dollaro guidando taxi a New York; un'esperienza questa che lo ha folgorato, e di cui è a tutt'oggi molto orgoglioso.

Arruolatosi in seguito nell'esercito americano, apprese un mestiere che gli sarebbe stato poi molto utile: la riparazione di macchine da scrivere. Nel 1954 Tramiel e un altro rifugiato di guerra, Manny [Manfred] Kapp, unitisi in società, cominciarono a riparare macchine da scrivere nel Bronx, chiamando la loro compagnia Commodore Portable Typewriter (macchine da scrivere portatili Commodore).

Nel 1956 la società si trasferì a Toronto, dove la moglie di Tramiel, Helen, aveva dei parenti. In Canada Tramiel non era abbastanza appagato dal semplice riparare vecchie macchine da scrivere. Cambiò il nome della compagnia in Commodore Business Machines (macchine commerciali Commodore), cominciò a vendere macchine calcolatrici meccaniche e si aggiudicò i diritti per commercializzare una macchina da scrivere chiamata Czech.

Ma l'ambizione di Tramiel andava ben oltre le sue possibilità finanziarie così, al fine di realizzare i suoi grandiosi progetti, si rivolse a un losco finanziatore, C. Powell Morgan, il quale tramite la sua compagnia, Atlantic Acceptance, sostenne economicamente la Commodore e molte altre imprese; questo non senza rifuggire da frodi fiscali e da illeciti tali da indurre la giustizia canadese ad aprire un'inchiesta in proposito, che poi sfociò in un processo.

L'accusa, sulla base di prove su conti falsi, manipolazioni borsistiche, frode nella contabilità, non lasciava scampo a Morgan e compagni. L'Atlantic Acceptance concluse, nel 1965 e definitivamente, la sua non proprio limpida attività.

Da lì a poco, solo qualche giorno prima di venir interrogato al processo, Morgan si spense, stroncato dalla leucemia. A Tramiel, ancora una volta soccorso dalla buona sorte nei momenti difficili, fu concessa l'immunità in cambio della testimonianza. Naturalmente egli, con la spregiudicatezza che gli era solita, attribuì tutte le colpe allo scomparso, riuscendo così a salvarsi.

Quanto alla Commodore, Tramiel dovette darsi molto da fare per evitare la bancarotta, facendo in modo di trasferire con un'astuta manovra i propri debiti ad altre società con meno debiti insoluti, e riuscendo così nell'intento di non affondare insieme alla Atlantic.

Ma dopo il collasso dell'Atlantic, Tramiel aveva bisogno di nuovi e ingenti finanziamenti; se li procurò grazie a un altro uomo d'affari canadese, Irving Gould. Anch'egli dal non rassicurante passato, vista anche la sua condanna per spergiuro. In cambio dei capitali assicurati alla Commodore, Gould ottenne una quota di controllo nella società e successe a Morgan come presidente.

Così Jack Tramiel, tranquillo dal punto di vista economico, avanzava di marcia inarrestabile, e lo faceva nella misura in cui Gould gli concedeva carta bianca nella gestione Commodore. Tramiel procedeva e la Commodore con lui. Il grande salto avvenne nel 1968 quando casualmente, durante un viaggio in Giappone, si imbatté nel futuro della Commodore, un prodotto tecnologicamente rivoluzionario: il calcolatore elettronico.

Tramiel non esitò, era stato fra i pochissimi a comprendere le incredibili potenzialità di quell'innovativo marchingegno. L'intuizione - lo si deve ammettere - era geniale, ma ora bisognava sfruttarla, bisognava agire. Fu così che, nella disapprovazione generale e in un tempo incredibilmente breve, convogliò ogni attività produttiva nella fabbricazione della nuova macchina; e doveva aver visto veramente giusto se ne primi anni '70 la Commodore divenne uno tra i maggiori protagonisti nel mercato, in grande espansione, dei calcolatori tascabili.

Nel maggio 1974 le azioni Commodore erano quotate a Wall Street. Solo un anno dopo però l'imprevisto troncò una così inarrestabile ascesa. La Texas Instruments infatti, che forniva i microprocessori alla Commodore, decise di fare il suo ingresso nel mercato dei calcolatori, entrando così in competizione con i suoi stessi clienti.

I prezzi dei microprocessori precipitarono e le calcolatrici furono in poco tempo messe in vendita a un prezzo fino a dieci volte inferiore ai 100 dollari di qualche tempo prima. Il povero Jack Tramiel si trovò così in magazzino un enorme stock di calcolatrici da 100 dollari e la Commodore, quell'anno, perse 5 milioni di dollari su un totale di vendite per 50 milioni di dollari.

Tramiel si ripromise che mai più avrebbe messo la sua compagnia in un rapporto di così stretta e rischiosa dipendenza, avrebbe invece prodotto ogni componente da sé. Fu così che la Commodore acquistò una delle sue fornitrici di microprocessori, la MOS Technology di Norristown, in Pennsylvania.

Proprio grazie alla Mos Technology, Jack Tramiel e la Commodore fecero il loro ingresso nel mondo dei computer. Quando infatti Chuck Peddle, un ingegnere che lavorava alla MOS, ebbe un'idea per un computer da scrivania (prima dei circuiti integrati i computer occupavano intere stanze!), Tramiel non si lasciò sfuggire l'occasione.

Fece pressioni su Peddle affinché ne approntasse un modello funzionante per il Consumer Electronics Show che si tenne a Chicago nel gennaio 1977. Peddle lavorò per tre giorni e tre notti, prima dell'apertura della mostra, pur di farcela. Era quello il primo computer della Commodore, il PET, e fu un trionfale successo; successo cui Tramiel fece seguire quello del VIC-20 e soprattutto quello del Commodore 64.

Molti, in altre compagnie, dovevano essere convinti della loro superiorità rispetto a Tramiel, sia dal punto di vista tecnologico che da quello commerciale. Ben presto dovettero ricredersi: non tennero conto della sua feroce competitività. Tramiel lasciò che Apple e Radio Shack si disputassero la fascia alta del mercato, mentre lui si dedicò a quella più bassa. «Vendiamo alle masse, non alle classi» suona un'altra delle massime di Tramiel.

Vendere un prodotto di alta qualità e dotarlo, dopo la vendita, di una perfetta assistenza non è mai stato un principio di Tramiel. La letteratura computeristica era piena di storie sulle deficienze nella distribuzione delle macchine Commodore, sulla difficoltà per i rivenditori nel venire riforniti o addirittura sull'impossibilità di localizzare la sede centrale della società, considerato anche che in sei anni era stata spostata tre volte.

In qualunque luogo si trovasse - Norristown o West Chester in Pennsylvania, oppure Palo Alto e Santa Clara in California - Tramiel gestì la Commodore badando ai centesimi, come si fa per una drogheria a conduzione familiare. Se un impiegato della Commodore volava in prima classe, anziché in quella turistica, la differenza veniva dedotta dallo stipendio. Le automobili della compagnia dovevano essere di tipo a basso consumo di carburante.

Durante l'amministrazione di Tramiel non ci fu mai troppo spazio per un'organizzazione permanente. I manager e i fornitori andavano e venivano. I risultati erano l'unica cosa che contasse. Durante un periodo di poco più di un anno, la Commodore ebbe tre diversi presidenti. In tre anni passò attraverso quattro agenzie pubblicitarie.

Un ex dirigente, Jim Finke, diceva: «Avete presente Machiavelli? Un regno potente, per essere tale, oltre ad avere un forte principe deve possedere anche baroni non meno forti, che garantiscano stabilità politica al principato. Ebbene, nel regno di Jack non ci sono baroni forti, c'è solo un re onnipotente».

La rivista americana Business Week riportò sul conto di Tramiel, qualche anno fa, la seguente testimonianza: «(...) è come l'accecante chiarore di una lampada al magnesio in una stanza buia, potresti rimanere incantato, ma anche soffocare per mancanza di ossigeno».

Nel 1982 la Commodore ha venduto più di un milione di computer, e molti di essi in Europa, mercato che Tramiel fu pronto a esplorare prima dei suoi molti concorrenti americani. Nel 1983, soltanto negli ultimi tre mesi, furono un milione le macchine a essere vendute.

La fetta della Commodore - se immaginiamo il mercato mondiale degli home computer come una torta - si aggirava intorno al 45 per cento. I prezzi bassi praticati dalla Commodore relegarono la Texas Instruments fuori dal mercato degli home computer: una dolce vendetta per Jack. Fuori dal mercato vennero inoltre confinate la Mattel e la Timex (società che commercializzava negli Stati Uniti i prodotti Sinclair). E fu per poco che l'Atari si sottrasse al colpo di grazie che la Commodore era sul punto di infliggerle.

Siamo convinti che ben pochi dei manager laureatisi alla Harvard Business School devono aver raggiunto i risultati conseguiti da Tramiel alla Commodore. Le vendite da 50 milioni di dollari del 1977 passarono a più di 1 miliardo nel 1984. I profitti da 3,4 milioni di dollari arrivarono a 100 milioni.

«Non sono in affari per essere amato», disse una volta Tramiel a un intervistatore, «ci sono per arricchirmi».

Sul perché Tramiel abbia lasciato la Commodore circolano molte storie. Alcuni affermano che fosse stato osteggiato dal presidente della Commodore, quell'Irving Gould che, nel 1965, gli aveva permesso di salvarsi. Ma Gould era stato molto attento a non criticare apertamente Tramiel, e quando questi rassegnò le dimissioni, congedò i giornalisti dicendo: «Jack ha lavorato incessantemente in questi ultimi anni, è solo un po' stanco».

Da parte sua, Tramiel si rese irreperibile per la stampa. Per sostituirlo, Gould incaricò Marshall F. Smith, uomo dalla capigliatura argentea, sempre elegantemente vestito e che, paragonato a Jack Tramiel, che è basso, tarchiato, col doppio mento e incurante del suo aspetto, creava un contrasto che più stridente non sarebbe potuto essere.

Se gli addetti ai lavori si stupirono per la separazione di Tramiel dalla Commodore, rimasero ancora più meravigliati quando egli si rivelò come il nuovo proprietario dell'Atari, che acquistò per 240 milioni di dollari in «pagherò», senza alcun contante.

Appena insediatosi nel quartier generale dell'Atari di Sunnyvale, in California, Tramiel impresse il suo caratteristico marchio alla compagnia. Licenziò 700 persone e fece uscire di produzione il sistema per videogiochi Z800 e l'home computer 600XL.

Non ci volle molto perché Atari e Commodore entrassero in guerra. I tre figli di Tramiel - Sam, Leonard e Garry - lasciarono anch'essi la Commodore per l'Atari: Sam come presidente, Leonard come ingegnere del software e Garry per entrare nel consiglio di amministrazione.

Leonard Schreiber, che era consigliere generale della Commodore, si dimise per unirsi a Tramiel, così come fecero altri quattro ingegneri. La Commodore, dal canto suo, citò gli ingegneri in giudizio, accusandoli del furto, a beneficio dell'Atari, di progetti segreti per la realizzazione di computer.

In agosto, un mese dopo che Tramiel ebbe rilevato l'Atari, la Commodore annunciò di avere in programma l'acquisto dell'Amiga Corporation, una compagnia di Silicon Valley produttrice di computer. Appena una settimana dopo, l'Atari rispose intentando una causa da 100 milioni di dollari nei confronti dell'Amiga, e accusando la compagnia di aver rotto un contratto con l'Atari. L'istanza era volta a diffidare l'Amiga dal fornire microprocessori a qualunque altra società. L'accusa non menzionava la Commodore, ma tutti la considerarono come un altro colpo nella battaglia tra Tramiel e Gould.

Le schermaglie più vivaci dobbiamo comunque aspettarcele in sede di mercato, il terreno più congeniale a Tramiel. Egli ha promesso che l'Atari avrà presto una nuova schiera di prodotti con cui fronteggiare la Commodore.

Tramiel e sua moglie vivono ora a Saratoga, non molto lontano dalla sede centrale dell'Atari a Sunnyvale. Corre voce che Tramiel sia diventato anche cittadino di Hong Kong: ma solo per aprirsi nuovi orizzonti affaristici.

Coloro che conoscono bene Tramiel lo descrivono come un ospite affabile, cui piace pranzare bene. Stravede per suo nipote, canta arie d'opera, ed è noto come grosso scommettitore nei casinò di tutto il mondo. Nel suo garage sono state spesso viste Jaguar e Ferrari.

Un'apparenza così tranquilla per un personaggio come Jack Tramiel è però alquanto sospetta: c'è infatti chi a Silicon Valley teme che questo silenzio non sia affatto dissimile da quello che normalmente prelude alla tempesta.

La Commodore, dopo il disastro commerciale di C-16 e Plus 4 (attualmente negli USA si può acquistare un Plus 4 con 115.000 lire), ha attraversato situazioni economiche poco felici. La crisi ha avuto il suo culmine alla fine del 1985, ma dopo un iniziale periodo di incertezza il successo del nuovo Commodore Amiga ha rassicurato tutti, banche comprese. Già in febbraio la Commodore International Limited è salita in borsa di 5 punti, e un accordo con importanti banche le garantisce un credito per 135 milioni di dollari fino al 15 marzo 1987.

«Abbiamo lavorato in stretto contatto con le nostre banche», ha dichiarato Irving Gould, «analizzando insieme i piani per il futuro, le strategie dei prodotti e il programma per il contenimento dei costi». Gould ha inoltre aggiunto: «Ci sentiamo particolarmente gratificati dalla riconferma dei finanziamenti e prevediamo una forte ripresa economica durante l'anno in corso, con il ritorno del profitto».

Tanti auguri dunque a Mr. Tramiel perché riesca a fronteggiare la Commodore in una guerra che appare già persa.

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