Intervista a Ciro Ascari (Apple), una Mela di nome Macintosh

L'articolo è tratto dalla rivista Computer Games n. 2 (maggio 1984) pp. 30-32, fonte: Retroedicola

[Un'interessante intervista che presenta la neonata Apple italiana, costituita a partire dalla Iret Informatica di Roma, che era il distributore di questa marca di computer ai tempi dell'Apple II].

UNA MELA DI NOME MACINTOSH


Sta per arrivare sul mercato italiano «Macintosh», il rivoluzionario computer della Apple: Ciro Ascari, direttore generale della Apple Italia, ci parla delle straordinarie applicazioni di questo nuovo «personal».

Il nome «Macintosh» (con un piccolo e voluto errore di ortografia) è quello delle mele preferite da Jef Raskin, che nel 1979 pensò per primo a un computer di questo tipo, facile da usare e da portare in giro. Il Mac, come viene più semplicemente chiamato, infatti pesa meno di dieci chili e si può infilare in una borsa qualsiasi.

Usarlo è facile, molto più facile che guidare la macchina. Tutto grazie a una scatola grande come un pacchetto di sigarette: si chiama mouse (in inglese vuol dire topo) e basta spostarla premendo il bottone in cima per far muovere una freccetta sul video verso una sfilza di simboli e impartire così i comandi, verso una matita per disegnare, oppure verso una gomma per cancellare.

Per realizzarlo ci sono voluti quattro anni, ma per vincere la fobia del computer oggi è sufficiente premere un bottone.

Il Macintosh sta per arrivare in Italia: ne parliamo con Ciro Ascari, 45 anni, una laurea in fisica, emiliano di Modena, dal primo gennaio di quest'anno direttore generale della Apple italiana.

Ciro Ascari, direttore generale
della Apple Italia
Dottor Ascari, è possibile spiegare in poche parole in che cosa consiste l'assoluta novità del Macintosh?

C'è una storia che Steve Jobs, chairman della Apple Computer americana, ama citare spesso per spiegare quello che ci proponiamo di raggiungere con il Macintosh. Nel 1884 negli Stati Uniti c'erano 25 mila operatori telegrafici. Ciascuno di loro aveva impiegato 40 ore per l'addestramento professionale. Per aumentare la produttività e l'efficienza delle comunicazioni si pensò allora di installare un telegrafo per ogni scrivania, in tutti gli uffici.

Ma nel 1890, esattamente sei anni dopo, negli Stati Uniti funzionavano ormai già 200 mila telefoni: nel frattempo infatti Bell, con la sua invenzione, aveva cambiato le regole del gioco. Ecco, allo stesso modo oggi tutti i computer precedenti al Macintosh si potrebbero paragonare al telegrafo, perché è necessario imparare un linguaggio, proprio come l'alfabeto Morse; il Mac invece funziona come il telefono, non bisogna imparare nulla. E questo significa che è destinato a soppiantare tutti gli altri computer.

Significa anche che noi dobbiamo aspettarci delle trasformazioni profonde nella vita di tutti i giorni, proprio come è successo con il telefono?

Certamente. Sta per iniziare una nuova era, quella che gli americani hanno chiamato del «knowledge worker», che noi potremmo ribattezzare i quadri, quelli che generalmente lavorano a tavolino, che si servono quasi esclusivamente di piani, di reports.

A queste persone il Mac consente di comunicare in un modo estremamente semplice, attraverso documenti scritti oppure in collegamento con altri Mac e altri sistemi, in un prossimo futuro.

«Ultima II», uno dei giochi per Apple II

Fino ad arrivare a una diversa filosofia del lavoro?

Il lavoro diventa così estremamente piacevole. Per questo negli Stati Uniti il Macintosh è stato definito un productivity tool, uno strumento cioè che consente di aumentare la produttività e la creatività dell'individuo.

Prenda un computer qualsiasi, pensi all'infinità di regole e di codici che compaiono sulla testata, per potere andare a capo, allineare e così via.

Con il Macintosh non esiste niente di tutto questo, il programma word processing è immediato. Provi a guardare quante sono le regole: è un giocattolo. Diciamo però che già il Lisa era capace di fare questo ma purtroppo, quando è stato lanciato l'anno scorso, è stato posizionato in modo sbagliato. Perché il Lisa è una macchina sofisticata che costa diciotto milioni ed è destinata a un mercato estremamente ristretto.

E il Macintosh invece?

Il Mac è stato pensato per un mercato infinitamente più vasto.

È stato progettato e realizzato per quelle persone che sono prive di esperienza con il computer.

È nato per i manager che hanno sempre poco tempo da perdere, anche per imparare una lingua nuova. Il Mac rappresenta l'automazione della scrivania perché elimina carta e matita.

Il Macintosh in funzione: questo «personal» ha tre
utilissimi programmi scritti in italiano
Può essere utilissimo anche a uno studente allora?

Sì, certamente, direi soprattutto per uno studente. Pensi che negli Stati Uniti la Apple ha creato un consorzio con venticinque università, che hanno già prenotato venticinquemila Macintosh. Perché si tratta di uno strumento essenziale per ogni studente. Ma è perfetto anche per architetti, illustratori di fumetti che si servono del disegno nel loro lavoro. Esistono diversi packages, quelli per creativi, quelli per architetti...

Quando sarà disponibile anche in Italia il Macintosh?

Qui è stato annunciato ufficialmente il 25 gennaio. Inizieremo a consegnarli verso la fine di maggio.

Ma dobbiamo affrontare un piccolo problema: il Mac ha avuto un successo tale negli Stati Uniti che attualmente non ce ne sono di disponibili in Europa. Pensi che il Macintosh è nato contemporaneamente alla fabbrica che avrebbe dovuto produrlo. È completamente automatizzata. È costata 35 miliardi e produce un Mac ogni 27 secondi. Ci lavorano soltanto duecento persone, più altre trecento nell'amministrazione: cinquecento persone in tutto.

Negli Stati Uniti in 60 giorni ne hanno consegnati 40 mila. Adesso la fabbrica ne produce 1500 al giorno circa e arriverà a duemila il mese prossimo, ma si pensa già a raddoppiarne la capacità produttiva.

Per il momento abbiamo circa duecento pezzi a disposizione che adesso stiamo facendo vedere in giro e provare, un po' per saggiare le reazioni, soprattutto dei nostri rivenditori.

Come avete scelto questi «sperimentatori»?

Abbiamo fatto provare il Mac ad alcuni istituti universitari, a qualche giornalista, ad alcuni opinion maker...

E quali sono stati i giudizi di queste persone «che fanno opinione»?

I giudizi sono estremamente positivi, anzi, più che positivi, entusiasti, perché questo è un modo radicalmente nuovo di pensare al computer. Non c'è più il timore dell'approccio.

Il Mac è un amico, non è un alieno. Ne abbiamo dato uno allo scrittore Luciano De Crescenzo, perché disegna molto bene. Appena provato un po' ha assicurato che non sarebbe mai stato capace di usarlo. Ma poi ha fatto una considerazione molto simpatica: «Ho impiegato quarant'anni per imparare a tenere in mano una matita» ha detto, «e pretendo di imparare a maneggiare in due secondi questo topolino». Bene. È diventato bravissimo con il Mac. Dopo una settimana aveva disegnato i faraglioni, Capri e due innamorati su una panchina.

Quanto costerà in Italia il Mac?

Circa quattro milioni e mezzo, compresi lo schermo e il floppy.

Lo schermo del gioco spaziale «A.E.»
per Apple II venduto in USA
È prevista la produzione anche dei videogames?

Per l'Apple II esistono 16 mila packages di software e, di questi, 3 mila sono videogames. Il prossimo anno ci saranno sicuramente dei videogames anche per il Macintosh. Perché sono più di cento le società di software che stanno investendo per il Mac.

Prevedete anche l'introduzione del colore?

Lo schermo del Mac è ad altissima definizione: ha un microprocessore estremamente potente, un Motorola 68000 a 32 bit e 8 Megahertz, mentre un normale computer ne ha solo 2. Ma per l'utente privilegiato del Mac, cioè chi lavora a tavolino, il colore è qualcosa di superfluo. Non viene quasi mai utilizzato; è un accessorio divertente ma che non ha niente a che vedere con il lavoro.

Ha citato prima l'Apple IIe. Che cosa gli succederà adesso con l'avvento del Mac? È destinato a tramontare?

Niente affatto, perché si tratta di due mercati distinti. L'Apple IIe è comunque una macchina di grande successo: negli anni scorsi l'IBM ha presentato il suo PC che è andato bene, ma con il PC Jr. sembra aver avuto una grossa debacle, tant'è vero che sono aumentate le vendite di Apple IIe.

Penso che la Apple infatti funzioni sempre bene per l'education, la casa e lo small business. Il Mac è destinato invece all'utente sofisticato in casa, ai manager e ai professionisti.

Dottor Ascari, una confidenza: a casa ha già un Mac?

Sì, ce l'ho. Faccio tutto da solo. Una volta succedeva che quando dovevo preparare un report, toccava a me scriverlo, dettarlo alla segretaria, se c'erano dei disegni dovevo interpellare l'ufficio tecnico, assistere i grafici. Tutto questo con il Mac lo faccio da solo, non ho più una segretaria. E bisogna considerare che io non sono specialista in computer. - Francesca Avon

BOX - LA FILOSOFIA DEL MACINTOSH

«Potete installarlo in pochi minuti. Imparare a usarlo in qualche ora. E poi utilizzarlo per anni. Un nuovo sistema basato sul semplice fatto che un personal computer è molto più utile se facile da usare». Con questo bigliettino da visita ha fatto il suo ingresso in campo il rivoluzionario personal della Apple, il Macintosh. Rivoluzionario è un aggettivo che viene speso volentieri nel campo della pubblicistica dei personal, ma questa volta bisogna dare pane al pane e... mela alla mela. Il Macintosh è nuovo per almeno tre motivi:

1) La filosofia di fondo aziendale. «La Apple ha dimostrato che il computer non serve solo per andare sulla Luna ma anche per tenere il budget familiare, l'agenda di lavoro, per giocare», così si è espresso John Sculley, l'uomo che ha invaso il mondo con la Pepsi Cola e ora (con il modico ingaggio di tre miliardi e mezzo l'anno) si appresta a farlo con il simbolo della mela: «Voglio trasformare il computer in un oggetto di largo consumo, utilizzabile da tutti come il telefono. In attesa di quel momento, nel frattempo, noi della Apple ci proviamo con l'immagine».

2) L'immagine. Il cuore di Macintosh è la tecnologia Lisa basata su finestre, icone, menù, integrazione di software e di comandi con il mouse: gli ordini al computer vengono cioè impartiti non più con la tastiera (praticamente con un ordine scritto) ma con il mouse (topo), una scatoletta che trasmette comandi, trasformandosi in un puntatore sullo schermo. È una specie di dito indice che va ad attivare una delle tante finestrelle, poste sulla sinistra dello schermo. E cosa c'è in queste finestrelle dietro questi simboli? Le «tavolozze» visualizzano gli strumenti e le funzioni disponibili. Per dire a Macintosh cosa volete che faccia, basta puntare il mouse e fare click con il pulsante; in questo modo si rendono immediati i disegni, gli spostamenti di testo, le correzioni, i tagli, le integrazioni, ecc. Macintosh è infatti studiato per tutti coloro che nello svolgimento delle proprie attività devono ricordare, comunicare, utilizzare strumenti quali carta, matita, gomma, penna, raccoglitori, archivi.

3) I programmi. Il Macintosh si presenta con tre programmi tutti in italiano: il Mac-Plan, per la gestione elettronica del calcolo (piani finanziari, budget, controlli di gestione listino prezzi, provvigioni, eccetera); il Mac-Paint, che provvede alla realizzazione di disegni, sia di tipo industriale o architettonico che di tipo creativo (molto utile per l'impaginazione di giornali, ecc); il Mac-Author per l'elaborazione testi: è un raffinatissimo word processor che offre diversi tipi di caratteri e permette di inserire nel testo (con la funzione «taglia e incolla») grafici o disegni.


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