1 febbraio 2015

Intervista, Mr. Basic incontra Mr. Novelli

L'articolo è tratto dalla rivista Computer Games n. 5 (settembre 1984) pp. 30-31, fonte: Retroedicola

[Questa intervista, rilasciata da Luca Novelli alla rivista Computer Games nel 1984, va a completare idealmente l'approfondimento che abbiamo presentato su Quattro Bit qualche mese fa.]

INTERVISTA: MR. BASIC INCONTRA MR. NOVELLI


Luca Novelli, autore di storie disegnate e divulgatore scientifico, ha deciso di spiegare il mondo dei computer con i fumetti. «Sdrammatizzare» per catturare l'interesse anche dei più giovani è il suo motto.

Il compito di guidare il lettore disorientato nella giungla di chip, bit e byte è affidato a Marko e Ada, due ragazzini curiosi, insieme al cane Plotter, piuttosto scettico invece, e ad Andrea, un computer molto personale. Ma, sorpresa, questa volta il microprocessore è diventato un millepiedi, il cuore del computer un labirinto come quelli dei luna park, i transistor porte che si aprono e chiudono in continuazione, le due memorie ROM e RAM grandi magazzini dove, come da Harrods, si trova di tutto, comprese le astronavi dei videogiochi.

Questo è il misterioso mondo dell'informatica secondo la matita di Luca Novelli, che l'ha così illustrato e spiegato ne Il mio primo libro sui computer. Uscito a Natale dello scorso anno, il libro ha avuto subito successo: è arrivato alla terza edizione, è stato tradotto anche in Spagna, Francia e Germania e le scuole l'hanno adottato in fretta e furia. Tanto che la Mondadori ha convinto Luca Novelli a scrivere e illustrare anche Il mio primo libro di Basic, in libreria dallo scorso giugno.

Trentasette anni, una laurea in scienze agrarie e un passato da «fumettaro» (erano sue infatti le strisce sul laureato disoccupato apparse sul Giorno e il Messaggero qualche anno fa), Luca Novelli dal 1977 si occupa di divulgazione scientifica, scritta e a fumetti: i misteri della cellula, l'ecologia oppure i piccoli parassiti della pelle fa lo stesso, è pronto a trasformare una realtà alquanto noiosa con l'ironia. «Sdrammatizzare» infatti è il suo motto, anche in materia di computer, naturalmente.

Un disegno tratto dal volume
«Il mio primo libro sui computer»
Luca Novelli, d'accordo che oggi l'informatica è di moda, ma qual è la vera storia di questi due libri?

Forse per la prima volta in vita mia sono stato la persona giusta al momento giusto: quando sono nate le Edizioni Elettroniche Mondadori, infatti, è venuta subito l'idea di un libro di divulgazione sui computer. Mi hanno chiesto se me la sentivo di farlo, perché in effetti l'argomento era abbastanza diverso da quello che avevo fatto prima, ma l'impresa mi interessava parecchio e così mi ci sono buttato a capofitto.

Disegnando avevi già in mente un tipo di lettore ben definito? Pensavi ai bambini oppure ai loro genitori?

È andata a finire che, come per tutti gli altri miei libri, l'ho scritto per bambini intelligenti. Ma senza dimenticare gli adulti. Prendi, per esempio, Il mio primo libro di Basic: è semplice, funziona come un vocabolario da tenere a fianco del computer. Può andare in mano a bambini di otto anni, che magari incominciano a giocare e poi, prendendo spunto dai videogiochi, vogliono fare qualcos'altro. Perché, a differenza degli altri libri in circolazione, questo non li spaventa sicuramente.

L'ho scritto infatti mentre tenevo dei corsi per bambini dagli otto ai dodici anni al Centro culturale francese di Milano. Facevo qualche esperimento, insomma. Loro si divertivano e mi divertivo anch'io. Stavo attento ai problemi che incontravano, al linguaggio che avrei dovuto usare. È stata una lezione molto utile.

Hai incontrato particolari difficoltà?

Qualche volta ci sono state delle discordanze con i cosiddetti esperti, perché il problema era riuscire a mediare la parte tecnica con il mio lavoro, perché voglio essere chiaro senza annoiare.

Quali sono i mali più frequenti in materia di divulgazione scientifica, anche a proposito di computer?

In Italia non esiste una cultura di divulgazione. Basta pensare quando alla tv si invitano a parlare gli esperti, che ormai hanno dimenticato di essere stati dei perfetti ignoranti pure loro, e mai un giornalista capace di usare il linguaggio di tutti i giorni. E questi sono tutti problemi che nella cultura anglosassone non esistono proprio.

Parlando sempre di computer, quali sono i primi tabù da abbattere?

La mancanza di quello che chiamo un linguaggio intermedio, perché si fa fatica a sentir parlare una persona che usa solo parole nuove. In Inghilterra e negli Stati Uniti sono riusciti a scrivere dei manuali dedicati alle mamme oppure alla cameriera. Comunque qualcosa sta cambiando anche qui. Ma forse solo i bambini non hanno problemi, perché privi di qualsiasi blocco psicologico: imparano velocemente e vanno avanti da soli.

I tuoi rapporti con il computer come sono, buoni o cattivi?

È successo tutto per caso. Ci sono inciampato qualche anno fa quando ho fatto dei disegni per la Honeywell: ma era tutto un po' disorganizzato. Quando invece ho iniziato a lavorare su questo libro, il primo pensiero che ho avuto è stato quello di comperare e mettere sul mio tavolo una pigna di libri, inglesi e italiani; cercavo le cose più divulgative, perché prima di disegnare o scrivere di un argomento che non mi sembra chiaro, cerco di capirlo bene. Sono passati otto mesi prima che cominciassi a disegnare. E quando ho iniziato non avevo nemmeno un computer in casa. A metà libro mi ero già comperato un Commodore e cominciavo a pasticciare...

È un rapporto assolutamente amichevole, allora?

Di puro divertimento, direi. Non sono un fanatico ma un estimatore del computer, piuttosto. Alcuni programmi del libro, quelli più semplici, li ho fatti io. L'anno scorso poi mi ero divertito a creare un programma di seduzione, semplicemente una serie di domande in funzione delle risposte. Qualche esperto in computer si è scandalizzato, ma scrivere cose divertenti è il mio mestiere.

C'è ancora un computer nel tuo futuro?

Un altro libro sull'argomento, un manualetto che sarà anche una strenna. Ma per ora non voglio dire di più.

Francesca Avon

Due disegni tratti dal volume «Il mio primo libro di Basic». Si tratta di un vero e proprio vocabolario di Basic, in cui ogni vocabolo è corredato da un programma o da un gioco. Per la voce «DIM», per esempio, accanto alla definizione viene dato un programmino per far scrivere al computer le tabelline. Per la voce «RUN», illustrata con un disegno molto esplicativo, viene data la seguente definizione: RUN (= gira). È l'ordine che fa partire il programma. Quando avete finito di scrivere un programma o lo avete caricato in memoria, scrivete RUN e premete il tasto RETURN. Se tutto va bene il programma «girerà».

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