Il "chi è" degli home computer

L'articolo è tratto dalla rivista Futura n. 2 (ottobre 1983) pp. 32-36 e 88-89, fonte: Retroedicola

[Uno degli approfondimenti più lunghi mai pubblicati nel nostro archivio storico: viene dapprima esposta una breve storia dell'informatica, per poi giungere a considerazioni sugli scenari futuri dell'uso dei computer. Sono inoltre analizzati gli home computer presenti sul mercato nella seconda metà del 1983. È interessante comparare questo articolo con l'omologo "Who's who" relativo alle console, scritto qualche mese prima da Riccardo Albini per Videogiochi.]

IL "CHI È" DEGLI HOME COMPUTER


I più attesi, i più facili da programmare, i più accessoriati, quelli che parlano, quelli che fanno anche divertire, quelli che insegnano l'informatica. Finalmente una guida pratica per scegliere con intelligenza il modello più adatto.

di Aldo Grasso

Il computer, nella sua versione domestica (home computer, prezzo inferiore al milione) è entrato nelle case di decine di migliaia di famiglie italiane. Uno studio realizzato nel maggio scorso dalla SIRMI (ricerche di mercato nell'informatica) rivela che il "parco" del personal computer ha registrato nel 1982 una crescita del 72,7 per cento, mentre quello degli home si è mosso al ritmo del 151,5 per cento; l'anno scorso sul nostro territorio sono stati venduti circa 32 mila personal (circa 45 mila, secondo le stime più aggiornate, per il 1983) e circa 30 mila home.

Il boom delle vendite di questi prodigiosi aggeggi (che calamitano l'attenzione perché sanno tenere un bilancio familiare, registrano entrate e uscite, si ricordano di tutti gli scadenzari che riguardano il conto corrente bancario, degli appuntamenti da non mancare, si offrono come sussidio didattico e integrativo dei programmi scolastici ed educativi) fa pensare che questo sia davvero il business degli anni Ottanta: più di un milione di unità vendute lo scorso anno negli Stati Uniti fanno, come al solito, testo.

Ma i primi effetti perversi della lotta scatenata dalle grandi case produttrici per dominare un settore che comincia a muovere centinaia di miliardi di dollari, si fanno sentire: l'arma del ribasso continuo non sempre si è rivelata come l'arma vincente della concorrenza. Qualche esempio: i prezzi degli home computer (quelli che costano meno di 1500 dollari) sono scesi negli Stati Uniti del 75 per cento in diciotto mesi.

L'home computer della Texas, venduto a 399 dollari a fine 1981, l'anno dopo costava già 199 e nel giugno scorso 99. Il Commodore Vic 20, tra i più venduti anche in Italia, è sceso nello stesso periodo da 299 a 89 dollari. Questi errori di sovrastima della domanda non intaccano però un cammino che sembra essere ancora molto lungo.

Per comprendere il fenomeno degli home computer conviene riconoscere loro una doppia discendenza, dal più alto al più basso germoglio sulla scala delle "macchine calcolatrici". Partendo dall'alto bisogna pronunciare il fatidico «c'era una volta il calcolatore...»: il primo calcolatore elettronico automatico digitale è stato l'americano ENIAC (Electronic Numerical Integrator and Calculator), entrato in funzione nel 1946. Pesava trenta tonnellate e aveva 18 mila valvole.

Con l'invenzione del transistor (1946, ma l'entrata in produzione avvenne nel 1953) l'elettronica entrò nell'era della miniaturizzazione. Fu però solo con il circuito integrato (1959) che si realizzò il sogno di un computer per tutti; un sogno germogliato in una vale conosciuta in tutto il mondo come Silicon Valley, la Valle del Silicio, che ha visto nascere tutti i moderni computer.

La storia di Silicon Valley incomincia nel 1956 con l'insediamento in un magazzino di Mountain View dello Shockley Semiconductor Laboratory, fondato dall'omonimo premio Nobel inventore del transistor. Fallita l'impresa di Shockley, forse troppo in anticipo sui tempi, tocca a due suoi collaboratori, Robert Noyce e Gordon Moore, condurre in porto l'impresa: è il 1957 quando nasce la Fairchild Semiconductor, destinata ben presto a diventare una delle maggiori industrie di circuiti integrati. La storia dell'evoluzione tecnologica dei computer è quasi cronaca, come è tipico per il mondo dell'elettronica.

Nel 1975 sulla copertina della rivista americana Popular Electronics viene presentato l'Altair 8800, il padre dei microcomputer: nella presentazione si afferma che le sue capacità sono superiori al voluminoso ENIAC e, realmente, la sua velocità di operazione è venti volte superiore all'antenato e anche la sua memoria è più consistente. Ma da allora la corsa al «sempre più piccolo, sempre più intelligente» ha prodotto dei microcomputer ancora più evoluti nelle prestazioni.

Partendo dal basso, ecco entrare in scena i videogiochi, che ormai tutti ritengono essere il miglior campo d'addestramento, il tirocinio più completo, l'apprendistato più eccitante per entrare in confidenza con il linguaggio delle macchine.

Tra coloro che sono nati dopo il 1965, negli Stati Uniti, la video-cultura sta raggiungendo ormai livelli che sono quasi di massa. In parte vi hanno contribuito le scuole, che fin dalle elementari hanno organizzato corsi di elettronica sempre più seguiti, e un altro cospicuo e forse più determinante contributo l'ha dato lo sviluppo impetuoso dei videogames, appunto, che hanno familiarizzato milioni di ragazzi con le tastiere e li hanno spinti sempre di più verso i terminali delle loro classi, sui quali imparano la matematica, giocano o compiono le più spericolate operazioni mentali.

Time li ha chiamati i "microkids" e ha dedicato loro un lungo articolo per spiegare in quale misura stiano mutando gli interessi e gli atteggiamenti dei ragazzi americani dell'era elettronica: incapaci talvolta di scrivere correttamente una parola, sanno invece utilizzare un calcolatore, dimostrando attitudini che spesso superano quelle degli adulti.

Ebbene, è proprio questa duplice prospettiva, l'alto e il basso, la seriosità e il gioco, l'aspetto fattivo e quello ludico, che prepara - e insieme spiega - l'avvento dei microcomputer e in particolare degli home computer. Ormai quasi tutte le console dei videogiochi sono in grado di trasformarsi in computer, così come tutti gli home computer riservano, nei loro programmi, un ampio spazio ai giochi.

L'home computer come status symbol (chi lo possiede è più in, più aggiornato, in definitiva "sta meglio" di chi non lo possiede), l'home computer come evoluzione naturale, fisiologica dei calcolatori, l'home computer come punto d'arrivo di una sollecitazione proveniente dai videogiochi. Ma davvero queste tre cause sono sufficienti per spiegare la sempre più crescente diffusione del computer formato famiglia? Davvero è questo un problema "futuribile", un problema del domani o non piuttosto un problema che arriva da lontano?


I progressi nel campo delle tecnologie elettroniche e i conseguenti sviluppi nei processi di telematizzazione (la telematica è l'informatica applicata alle telecomunicazioni, è la trasmissione istantanea e contemporanea delle informazioni attraverso telefono, televisore, satellite, eccetera) stanno da tempo investendo tutti i settori del vivere sociale, compresa la casa, la quale sembra ora dissolvere le sue tradizionali strutture nella stereofonia dei segnali che la circondano.

È qui, e non altrove, che si situa la filosofia di fondo dell'home computer. L'incessante sollecitazione degli apparati informativi sta cancellando già molte "zone d'ombra", molte scene del tradizionale universo comunicativo; nello stesso tempo, propone l'avvento di una nuova sfera sensoriale in cui si dispiega prevalentemente e quasi totalitariamente la dimensione dell'informazione.

Un medico controlla le ultime ricerche, un insegnante cerca materiale per un progetto, un consumatore rintraccia le offerte migliori, i bollettini stampa entrano nelle case prima del giornale, come vi entrano statistiche, dati finanziari, risultati sportivi. Si può prendere una laurea senza frequentare l'università, si partecipa a una tavola rotonda dalla poltrona di casa, si accende il riscaldamento della casa di montagna appena prima di salire in macchina...

L'inquilino telematico trasforma la propria abitazione in una cuna del mondo, dondolata da fili invisibili che, nel frattempo, tramano vertiginose circonvoluzioni cerebrali. L'universo familiare del "salotto buono" si dissolve in una sorta di "centro di comunicazioni televisive" e un ritmo giocoso sottolinea l'ingresso in scena di un'effervescente parata di merceologia elettronica: un tempo per alleviare la fatica le macchine riproducevano meccanicamente il braccio dell'uomo; ora, per riprodurre intelligenza, amplificano la mente.

Il caro vecchio televisore si sta sfisionomando! Adesso - è la sua grande trasformazione - ambisce a essere un terminal casalingo, anello di una grande, ininterrotta "catena telematica", zampillante dati con la stessa grazia con cui offriva tiritere e couplets e ilarità (e invece sono dati e scambi e affari).

Ebbene, la teoria della "catena telematica" è quella che più di ogni altra spiega l'affermazione del computer domestico. Infatti questa ideale catena per esistere ha bisogno che ogni abitazione (e non soltanto più i centri che si occupano professionalmente di informatica) funzioni da anello di congiunzione.

Ecco, per esempio, in Italia l'acquisto di un home computer può ancora avere una motivazione tutto sommato superficiale (il piacere, il gioco, la novità), ma in Giappone già ora le cose non stanno così. Le cronache riferiscono che a Tokyo i bambini amano passare la domenica mattina con il computer. Bambini a migliaia, dell'asilo, delle elementari, delle medie inferiori, entrano a piccoli stormi nelle showroom delle grandi case elettroniche, ascoltano con attenzione e quale impazienza le istruzioni, si siedono a turno davanti alle consoles, i terminali video e le tastiere pronti a evocare mondi, costellazioni, universi contenuti misteriosamente nelle micromemorie dei computer.

Insomma, i ragazzini che passano il tempo libero programmando e parlando in Basic, la lingua più diffusa dei calcolatori, crescono nella sua consuetudine, come i figli del dopoguerra sono cresciuti con il telefono, l'aereo. Lo scenario di una "società di servizi", così come si va tratteggiando negli Stati Uniti, sarebbe impensabile senza l'uso attivo dei calcolatori domestici.

La Lockheed, quella degli aerei, ha dotato le più grandi biblioteche di un sistema chiamato Dialog: un computer gigantesco (per quel che riguarda la sua memoria) a cui sono collegati migliaia di computer domestici. Anche a tarda notte uno studente può chiedere informazioni su una formula matematica o su un problema di letteratura. Questa "distribuzione" non riguarda ovviamente soltanto il campo educativo ma tanti altri "servizi" sui quali ormai si fonda la sopravvivenza stessa della società.

Un secondo motivo - se si vuole, il più pratico - relativo alla diffusione dell'home computer è che esso può diventare un nuovo componente della famiglia, una specie di domestico a tempo pieno che aiuta e cerca di semplificare la vita quotidiana, specialmente per quanto riguarda tutti quei procedimenti noiosi, ripetitivi e di memoria che a volte costituiscono un inutile spreco di tempo.

Questo "collaboratore domestico" si serve del televisore di casa nelle "ore morte" (quando non ci sono spettacoli o trasmissioni particolarmente significativi) per dare una mano a tenere il bilancio familiare, per programmare un corso interattivo di lingua, per suggerire giochi didattici, per controllare la dieta punti ma soprattutto per concentrare alcune funzioni che adesso - nella gestione di uno studio o di un archivio o di un programma - sono separate, con un notevole risparmio di spazio e di tempo.

Un terzo motivo - il più sotterraneo ma il più determinante - è che gli home computer appartengono a quel più vasto processo di trasformazione verso la "società informatica" nella quale l'informazione sta prendendo il posto che l'energia occupava in quella di ieri. È vero che alcuni home computer si fondano su gadget privi di importanza effettiva, ma altri (meglio il loro software) avranno un ruolo sociale essenziale.

Un nuovo calcolatore, una nuova invenzione elettronica hanno vocazione essenzialmente universale. Come ha fatto giustamente notare Jean-Jacques Servan-Schreiber l'informazione di cui si parla a proposito delle macchine calcolatrici nell'avventura che porta alla "società informatica" non ha niente a che vedere con ciò che solitamente si definisce con tale termine. Non è la "notizia" dei giornali, della radio, della televisione.

Nella sua vera definizione e nella sua effettiva sostanza, l'informazione è uno dei tre principali costituenti della natura. Tali tre costituenti fondamentali, che forniscono i materiali necessari alle attività e alle creazione dell'uomo partendo dalla natura sono: la materia, l'energia, l'informazione. E informazione è tutto quanto costituisce un messaggio: una spia che si accende, il verso o l'odore di un animale, il baluginio di una stella, una scintille elettrica costituiscono ogni volta una molecola di informazione, un dato informatico.

Così, non c'è scambio d'informazione senza consumo o liberazione di energia. Quando si iscrive un dato d'informazione in una memoria di un microprocessore si ha fissazione di energia; e ogni volta che una memoria, sotto l'impulso dei calcolatori, restituisce informazione, si ha liberazione d'energia.

A conti fatti, gli home computer sono la sintesi domestica della capacità della natura, finora casuale e disordinata, di fissare e scambiare informazioni. Dunque, l'informazione è vitale al pari dell'energia; donde sulla base del controllo e del calcolo, l'esplosione informatica e le sue conseguenze a catena.

Di fronte alla progressiva automatizzazione del lavoro dobbiamo dunque mettere in conto l'assoggettamento totale dell'uomo alla macchina? È questa la radicale domande che ci permette di rispondere anche al quesito che sottende queste nostre considerazioni: a cosa serve l'home computer?

Sarebbe facile rispondere che tra non molto tutto potrà essere fatto senza l'uomo, il quale potrebbe anche diventare superfluo, una sorta di replicante alla rovescia che rappresenta un intoppo al perfetto funzionamento delle macchine. In realtà più microprocessore e telecomunicazione ci saranno, più sarà necessario un immenso apporto umano.

Nessuna cellula, per piccola che sia, nessun nucleo in tutto questo sistema destinato a estendersi dalle pareti di casa all'intero pianeta, può continuare a esistere, e ancor meno a funzionare, senza il crescente apporto dell'intelligenza umana. Per ogni funziona informatizzata sono necessari sempre più cervelli umani, i quali compongano, formulino, immaginino, progettino e si suddividano i compiti dell'ambito programmatico.

In parole povere un computer, grande o piccolo, personal o home, senza un programma è come un giradischi senza disco: è muto, è inusabile, è una cassa vuota. Il servizio di home computer lo si determina dal programma, dal software che viene inserito; più è complesso il programma (fatto da un uomo), più è alta la capacità dell'utente di dialogare con questo programma, più alti, ovviamente, saranno i servizi che la macchina potrà offrire.

Facciamo un esempio: l'home computer (munito di stampante) è diventato in breve il nuovo strumento di molti scrittori americani. Se ne è comprato uno persino Jimmy Carter per scrivere le sue memorie. Lo usano Michael Crichton (Andromeda, Congo) e Robert Ludlum, la star delle spy-stories. Ne sta aspettando uno anche Irving Wallace...

Ebbene, questa sofisticata tecnologia, che farà giustizia dell'immagine stereotipata dello scrittore maudit (calamaio, carta, cestino della carta straccia pieno di capolavori inespressi), ha i suoi pro e i suoi contro. Straordinaria per esempio è la possibilità di scrivere una pagina e contemporaneamente consultare il proprio archivio stando seduti davanti al computer, oppure sollecitare mappe di memoria attorno a una precisa "voce".

Jimmy Carter invece si è dimenticato di dare il comando "store", archiviare, e ha perso così parecchie pagine delle sue memorie. Ad altri è successo che un improvviso black-out abbia fatto scomparire il testo registrato sullo schermo. E lo scrittore ed ecologo Michael Parfit ha visto il suo "word processor" esplodergli davanti: una tribù di formiche si era infilata nel sistema di ventilazione.

Un home computer è formato da alcuni elementi di base che sono una tastiera per inserire e richiamare i dati, uno schermo per visualizzare testi e immagini (normalmente si adopera il televisore di casa), un'unità centrale che ospita il "cervello" del sistema e gli elementi accessori come per esempio le unità disco. Infine vi può essere una stampante per trasferire su carta i dati, ma quest'ultimo apparato è nella maggior parte dei casi considerato un optional.

Per ogni calcolatore sono disponibili in commercio molti programmi già pronti, ciascuno previsto per un certo tipo di lavoro, di studio, di gioco. Usando uno di questi programmi preconfezionati (molti dei quali incisi su una normale cassetta audio), far lavorare il calcolatore è relativamente facile: bisogna attenersi scrupolosamente alle istruzioni e cominciare questo colloquio con la macchina.

Il calcolatore, questa è la cosa fondamentale, deve la sua "intelligenza" alla capacità di svolgere un numero enorme di operazioni in un tempo fulmineo e con irrilevante margine di errore. Quindi, per un tecnico (il programmatore costituisce una nuova figura di professionista le cui prospettive si stanno allargando rapidamente con il diffondersi dei calcolatori) istruire un calcolatore significa ricostruire con precisione la sequenza di operazioni elementari che porteranno in un tempo minimo alla soluzione del problema.

C'è infine da sottolineare una cosa molto importante: i programmi di un computer non sono, fuorché casi particolari, utilizzabili su un altro computer. Il linguaggio dell'uno non corrisponde infatti a quello usato dall'altro; anche qui, come in altri settori (videoregistratori, videogiochi, eccetera), esistono problemi di "compatibilità". La concorrenza impedisce che prevalga una logica di standardizzazione.

Anzi, la ricerca di sempre migliori caratteristiche favorisce le differenze. Piccole variazioni di un linguaggio (che viene opportunamente definito "dialetto") possono apportare significativi vantaggi. Resta il fatto che per far funzionare anche il più semplice degli home computer bisogna mettersi nella disposizione d'animo di chi impara una lingua nuova, con regole grammaticali ben precise e con percorsi discorsivi legati alla capacità di apprendimento del singolo utente.

Questa nuova lingua, nel suo insieme, è già stata definita "computerese". Il più diffuso dei linguaggio si chiama Basic (sigla abbreviata di Beginner's All-purpose Symbolic Instruction Code, cioè Codice di istruzione simbolico polivalente per principianti), ma esistono anche il più complesso e veloce Pascal e l'Assembler, che permette all'home computer di accedere a tutte le caratteristiche del sistema quali, per esempio, il suono, la voce, i grafici. Esiste anche un linguaggio per bambini in età prescolare, si chiama Logo ed è basato su un metodo che consente ai bambini di creare, senza limiti, una situazione di apprendimento adatta alla loro età.

Non c'è dubbio, dunque, sul fatto che il nostro immediato futuro passai anche attraverso gli home computer. Anzi il calcolatore domestico nelle nazioni a elevato sviluppo tecnologico (Stati Uniti e Giappone, come sempre) ricopre ormai una vera e propria "figura sociale" nel mondo delle comunicazioni, per quella sua capacità di gestire, nella compiacenza delle pareti di casa, conti famigliari e archivi di notevole consistenza, amministrazioni complesse e programmi di entertainment.

In minor tempo di quanto ne occorra per imparare a guidare un'auto, un home computer è disponibile a una serie indefinita di viaggi "programmati". Una ricca biblioteca software, poi, fa dell'home computer un elettrodomestico "intelligente", versatile ed efficace. Che sia davvero alla portata di tutti la risorsa infinita, la sola che sia tale: l'informazione, la conoscenza, l'intelligenza?

* * *

APPLE II

Microprocessore: 6502 - 8 bit
Sistema operativo: Apple Dos
Memoria: Ram 48k; memoria di massa 4 dischi, 140k per disco
Linguaggi: Basic (Pascal, Fortran, Cobol, Forth, Pilot, Logo)
Display: Video car. 24 x 40 - p.g. 280 x 192
Alimentazione: 220 V

È improprio inserire l'Apple II tra gli home computer, trattandosi in effetti di un personal, anzi del personal più conosciuto in tutto il mondo. Tuttavia questa macchine è da considerarsi un po' il padre di tutti i calcolatori domestici: ha segnato un'epoca, ha conquistato da tempo la leadership nel suo settore, possiede il software più completo che esista in commercio. Molti professionisti lo usano sia per l'attività quotidiana che per il tempo libero, sia per la gestione del loro lavoro che per quella casalinga, sia per il "serio" che per il "faceto".

ATARI 600XL, 800XL e 1450XLD

Microprocessore: 6502C - 8 bit
Memoria: 600XL: Ram 16k (espandibile fino a 64k); 800XL e 1450XLD di 64k; Rom 24k che contiene il sistema operativo e il linguaggio di programmazione Atari Basic
Linguaggi: Atari Basic, Assembler, Microsoft Extended Basic, UCSD Pascal, Pilot
Tastiera: alfanumerica con 62 tasti, include il tasto "Help", 4 tasti per le funzioni speciali, l'insieme dei caratteri internazionali e 29 tasti per segni grafici
Display: connessione per tv e monitor; video: 11 modi grafici, 256 colori, risoluzione grafica 320 x 192; 5 modi di testo; visualizzazione 24 righe x 40 caratteri
Suono: 4 voci suono indipendenti; il 1450XLD possiede un sintetizzatore della voce (trasforma un testo in voce con vocabolario illimitato; possibilità di programmazione diretta per l'uso di fonemi)
I/O: connettore per espansioni; 2 porte di controllo; il 1450XLD è dotato di modem
Alimentazione: 220 V


L'home computer Atari 600XL è un prodotto che si presta in modo particolare alle esigenze dei principianti e può essere esteso nelle sue funzioni per mezzo di una vasta gamma di unità periferiche. L'Atari 800XL è già di per sé sufficientemente potente da poter essere usato per lo studio universitario e per le normali esigenze di gestione domestica. Entrambi possono svolgere funzioni di word processing e trasformarsi in "sala giochi"; comprendono anche una funziona automatica di autocontrollo che prova la memoria, i suoni, la grafica e fornisce sullo schermo la verifica del loro corretto funzionamento. Una componente esclusiva dell'Atari 1450XLD è un'unità a dischi a doppia densità e doppia faccia, che immagazzina e fornisce fino a 245 kbytes di informazione, due volte e mezzo più rapidamente della attuali unità a dischi Atari. La scocca rigida è stata progettata per sopportare agevolmente il peso di un monitor o di un apparecchio televisivo.

KEYBOARD - LUCKY

Microprocessore: 16 bit
Memoria: 2k Ram
Linguaggi: Basic
Tastiera: alfanumerica Qwerty, 49 tasti
Display: connessione per tv e monitor
Alimentazione: 220 V

L'Intellivision Keyboard è versatile, facile da installare e programmare. L'ideale per iniziare.

TEXAS INSTRUMENTS TI 99/4 E 2

Microprocessore: TMS 9900
Memoria: 16-32k; memoria di massa: 2 dischi, 90k per disco
Linguaggi: Basic (Pascal, Logo)
Tastiera: alfanumerica Qwerty
Display: connessioni per tv e monitor
I/O: connessioni per registratore, interfaccia RS232
Alimentazione: 220 V, 50 Hz

Dopo un avvio un po' stentato, questo computer comincia a incontrare il favore dell'utenza, specialmente negli Stati Uniti. Oltre il linguaggio Basic è possibile utilizzare il Logo, certo più accessibile per i principianti baby, perché è un linguaggio-macchina concepito con il proposito di favorire l'apprendimento spontaneo del computer. Molto buona la stampante.

PHILIPS VIDEOPAC COMPUTER G7000

Microprocessore: 8 bit
Memoria: Rom 2k, Ram 64 + 256
Tastiera: alfanumerica Qwerty, 48 tasti sensitivi
Display: connessione per tv e monitor; il modello G7200 ha il monitor incorporato
Alimentazione: 17 W

Il Videopac G7000 è in realtà un videogioco molto versatile che permette di imparare e di percorrere i primi passi della programmazione attraverso il calcolatore. La famosa cassetta numero nove, invece di proporre il solito gioco, invita a fare una passeggiata nel regno dei microprocessori. Molto utile per esercizi matematici eseguiti dalla sua Unità Aritmetico Logica (Alu).

OLIVETTI M 10

Microprocessore: 80C85 CMOS - 8 bit
Memoria: Ram espandibile da 8k fino a 32k; Rom 32k
Linguaggi: Basic
Tastiera: alfanumerica professionale
Display: video incorporato da 320 caratteri
Alimentazione: 220 V e batterie
Espandibilità: capacità di comunicazione con altri elaboratori, possibilità di collegamento a macchine per scrivere elettroniche, stampanti, personal computer e unità periferiche portatili, tra cui: microplotter a quattro colori per stampe e grafici, modem, lettore di codici a barre, cassette per registrazioni di dati e testi.


Ecco il nuovo minicomputer professionale della Olivetti, che per le sue caratteristiche e le elevate prestazioni si colloca in una fascia intermedia tra i computer di tipo "hand held" (i tascabili) e i personal computer da tavolo. Compatibile con il già affermato M 20, M 10 si presta a una grande varietà di impieghi in tutti quei casi in cui occora elaborare informazioni in ambienti al di fuori di un ufficio (in viaggio o in casa, appunto), memorizzarle e trasmetterle altrove. L'Olivetti M 10 è particolarmente indicato per il trattamento testi ad uso, per esempio, di giornalisti, scrittori, dirigenti d'azienda: articoli, lettere, documenti possono essere redatti, corretti automaticamente con l'aiuto del video, stampati, memorizzati ed eventualmente trasmessi al luogo di destinazione. Un'applicazione particolare riguarda il settore sanitario: M 10 può, nello studio medico, ricostruire i decorsi delle malattie degli assistiti.

COMMODORE VIC-20 E 64

Microprocessore: 6502 8 bit
Memoria: 20k Rom; Ram da 5 a 32k; 64k e memoria di massa 6 dischi (per il 64)
Linguaggi: Basic
Tastiera: alfanumerica Qwerty, 66 tasti, 4 funzioni
Display: connessione per tv e monitor, 23 linee, caratteri alta risoluzione
Alimentazione: 220 V, 50 Hz
Espandibilità: stampante, interfaccia parallela, disk drive, registratore, modem


Il Vic 20 possiede una bellissima tastiera, che gli fornisce un indubbio tocco professionale. Ha una vasta gamma di programmi per quasi tutte le necessità; sono disponibili anche varie cassette per i videogames. Con lo slogan «Giochi, impari, programmi» è diventato il computer più diffuso nel mondo: oltre un milione di esemplari venduti. Il 64 è un computer con tutta la professionalità della Commodore; si segnala per la sua espandibilità e per il sintonizzatore di suoni, che è già incorporato nella macchina. Tra i vari programmi possiede un gioco davvero interessante, Zork I, che permette di comunicare con il Commodore 64 attraverso frasi complete.

SINCLAIR ZX 81

Microprocessore: Z80A9 - 8 bit
Memoria: Ram espandibile da 1 a 64k
Linguaggi: Basic
Tastiera: alfanumerica, Qwerty non standard, 40 tasti multidefiniti
Display: connessione per tv e monitor, 24 righe x 32 caratteri, matrice 8 x 8
I/O: connessione per registratore
Alimentazione: 220 V, 50 Hz

L'home computer più economico in commercio; a farlo funzionare sono sufficienti un normale registratore a cassette e il televisore di casa. Le differenze con lo ZX Spectrum sono le seguenti: non esistono i comandi Fast e Slow in quanto lo ZX Spectrum opera alla velocità dello ZX81 in maniera Fast, avendo comunque una visualizzazione stabile dell'immagine sullo schermo. Il Sinclair possiede una biblioteca di cassette che va dai giochi alla matematica, dall'apprendimento delle lingue alla rubrica telefonica.

SINCLAIR ZX SPECTRUM

Microprocessore: Z80A - 8 bit - 3,5 Mhz
Memoria: 16k Rom; Ram espandibile da 16 a 48k
Linguaggi: Basic esteso
Tastiera: caratteri ASCII, 40 tasti multidefiniti
Display: connessione per tv color Pal e monitor, grafica alta risoluzione
I/O: connessione per registratore, generatore di suono
Alimentazione: 220 V, 50 Hz

Computer di estrema maneggevolezza (pesa, tra l'altro, mezzo chilo), si avvia a diventare il numero uno per diffusione. Lo ZX Spectrum è dotato di un sofisticato sistema di memorizzazione su cassette che assicura una registrazione affidabile anche su apparecchi con livello di registrazione automatico. È possibile registrare su cassetta programmi, interi schermi, blocchi di memoria, vettori contenenti dati.

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