"Giocattoli nuovi, prezzi più alti" (La Stampa, 10 dicembre 1974)

di Andrea Pachetti


Anno nuovo, rubrica nuova! La Rassegna Stampa va ad affiancarsi all'Archivio Storico e si differenzia da quest'ultimo perché andrà a proporre testi tratti da vecchi quotidiani, soprattutto piccole o grandi porzioni di articoli, estrapolando esclusivamente le frasi rilevanti per lo studio della storia del videogioco.

Tutto questo mi servirà (si spera) per proporre una serie di fonti primarie che ho accumulato negli anni, nell'ottica di condivisione della conoscenza che ha animato questo spazio sin dalla sua creazione. Ha anche creato un sacco di problemi, ma per una volta è meglio soprassedere su certi discorsi. Inizieremo con una panoramica sugli anni Settanta, andando a vedere i prodotti presentati e la terminologia usata, addentrandoci in una realtà che non conosceva il videogioco come intrattenimento di massa e in cui persino la parola "videogioco" non era ancora in uso.

Il Ping-o-tronic della Zanussi/Seleco (1974) non ha mai ricevuto una particolare attenzione, sebbene rivesta una grande importanza storica nell'evoluzione delle console per videogiochi, essendo il primo prodotto italiano di questo tipo: venne realizzato con componenti discreti, a differenza del successivo Play-o-tronic (1977) basato come tanti suoi contemporanei sul chip AY-3-8500 di GI.

A oggi non si conoscono i nomi dei progettisti hardware, mentre grazie alla tesi di Alberto Tonini è stato rivelato almeno il nome del designer che ha creato lo chassis, cioè Marino Zanier. L'unica pagina web che fornisce reali notizie sullo sviluppo di questa console Seleco è Pong Story, che colloca l'uscita del Ping-o-tronic alla fine del 1974: l'informazione è confermata anche da questa pagina pubblicitaria del Corriere dei Piccoli, datata 1 dicembre 1974.


L'articolo che presentiamo adesso riguarda il Natale dello stesso anno: scritto da Aida Ribero, presenta il Ping-o-tronic come una curiosa novità, accanto ai giocattoli tradizionali come i peluche, Big Jim e Barbie. Queste sono, nello specifico, le parole usate:

(...) Alla Rinascente uno schermo televisivo ipnotizza grandi e piccoli: è il pingotronic (lire 49 mila) prodotto dalla Zanussi elettronica industriale, non nuovissimo come genere perché già furoreggiava nelle « rotonde » al mare, ma ora è in versione casalinga. Il gioco associa il tradizionale ping pong e la pelota alle risorse della casalinga tivù tramite un'apparecchiatura elettronica inserita con spina.

Il tavolo, sul quale far rimbalzare la pallina, è infatti sostituito dallo schermo televiso (sic) che registra i movimenti effettuati dai giocatori, i quali si avvalgono di pulsanti anziché delle familiari e modeste racchette. Questo speciale apparecchio elettronico assicura ai pigroni pronti di riflessi e con buone disponibilità finanziarie un divertimento di vago sapore avveniristico. Il direttore del reparto assicura che i compratori non mancano.

Da queste poche righe possiamo dunque ricavare le seguenti informazioni:

1)  È confermato che il Ping-o-tronic fosse in vendita nel dicembre del 1974;

2) Il canale di vendita (o uno dei canali di vendita) scelto da Zanussi era la catena de La Rinascente, grandi magazzini destinati al pubblico generalista e non quindi il pubblico selezionato dei negozi di elettronica;

3) Il prezzo di vendita era di 49.000 lire, cioè circa 280 euro rivalutati al dicembre 2018.

4)  La giornalista era a conoscenza dei vari cloni di Pong presenti d'estate nelle località balneari, che iniziarono ad affiancare i classici giochi elettromeccanici da fiera e da Luna Park;

5) I termini per definire il Ping-o-tronic erano "apparecchiatura elettronica" e "apparecchio elettronico". Siamo ancora ben lontani dal concetto di videogioco.

6) La sua collocazione commerciale è quella tipica di un giocattolo, sebbene potesse interessare "grandi e piccoli".

Questo è l'articolo della sua interezza, estrapolato dal prezioso archivio de La Stampa.


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