"Il nuovo compagno di gioco è il computer" (Tuttolibri, 2 aprile 1983)

di Andrea Pachetti

Ci occupiamo nuovamente degli articoli di Giampaolo Dossena per Tuttolibri: se nel recente passato abbiamo mostrato un'analisi dei giochi elettronici, stavolta ci troviamo invece in quel passaggio storico, nel mondo videoludico italiano, tra le prime console e gli home computer. Siamo infatti nella primavera del 1983, il periodo in cui venivano introdotti sul nostro mercato sia il Commodore 64 che lo Spectrum

Uno dei prodotti più venduti di quel momento (se non il più venduto in assoluto, secondo alcune cifre pubblicate) era senz'altro il VIC 20 di Commodore. Ed è proprio questo il computer che qui viene preso in esame: forse alcune precisazioni presenti nell'articolo appariranno ovvie e per certi versi superflue ai lettori del 2020, ma inserite nel loro contesto storico rivelano informazioni importanti, come il momento in cui si sottolinea l'incompatibilità del software tra le varie marche e produttori.

Nello stesso modo, in quegli anni si stava ancora formando tutta una terminologia tecnica per la descrizione dei videogiochi e del loro mondo, quindi in questo testo è possibile trovare la scelta d'uso di "consolle" (con due "elle", come da prassi dell'epoca), "cassette" per cartucce (cartridge) e addirittura il termine "impianto", mutuato dagli hi-fi.

Il tema più importante è comunque il giudizio del tutto positivo sui videogiochi, fornito in un momento in cui, lo ricordiamo, ci si interrogava ancora sui danni che i computer potevano recare all'apprendimento: Dossena è molto chiaro, invita a usare i computer e farlo coi propri figli, segnalando inoltre che il videogioco può rappresentare in molti casi il primo passo per avvicinarsi al mondo dell'informatica «dalla porta di servizio, senza neanche accorgersene. È l'ingresso migliore.»

Se pur Dossena è stato celebrato come grande personalità per le sue ricerche relative al gioco, senz'altro la sua competenza e la sua capacità d'indagine per quanto riguarda il mondo videoludico è ancora tutta da scoprire, e ritorneremo nuovamente sull'argomento. Segue, come sempre, il testo completo dell'articolo.


La Editrice Giochi di Emilio Ceretti è la più vecchia casa italiana produttrice e importatrice di "giochi in scatola", da Monopoli e Scarabeo, da Risiko a Blitz. E ha avuto l'idea più nuova. Attraverso la sua rete di distribuzione (che tocca anche l'ultima cartolibreria sull'Appennino) mette in commercio una specie particolare di videogioco, il Vic Commodore.

Cos'ha di particolare questo videogioco? Si deve, al solito, collegare con il televisore domestico. Si devono, al solito, adoperare delle cartucce. Si deve, al solito, operare su una consolle. Ma questa consolle è un poco più grossa e un poco più complicata delle altre. Assomiglia alla tastiera di una macchina per scrivere. Sembra quella di un personal computer. E infatti il Vic Commodore è un personal computer.

Ma, dirà qualche lettore, se è un personal computer, cosa c'entra coi giochi?

Risposta: con tutti i personal computer si possono fare anche dei giochi, mentre inversamente coi video giochi si possono fare solo dei giochi.

Ma allora, direte voi, invece di comprare un videogioco, non val la pena di comprare addirittura un personal computer?

La risposta è certamente sì, con una sola riserva. Se comprate un giradischi o un mangianastri ci potete suonare qualsiasi disco, qualsiasi cassetta. Se comprate un videogioco o un personal computer non potete giocare con qualsiasi cassetta. Se volete giocare con una cassetta Atari dovete comprare un impianto Atari, se volete giocare con una cassetta Mattel dovete comprare un impianto Mattel. Addirittura, le cassette da videogiochi Atari sono di due tipi, e le une funzionano solo con le consolle dei videogiochi Atari, le altre funzionano solo che le consolle dei personal computers Atari.

A parte questo caos, al quale per ora solo la Cbs-Colecovision sembra stia cercando di rimediare, la cosa più importante da dire è un'altra. Con un videogioco potete giocare solo ai giochi contenuti nelle varie apposite cassette. Con un personal computer potete giocare con giochi contenuti nelle varie cassette apposite, e in più potete farvi dei giochi vostri.


Questo sarebbe un discorso amplissimo. Per oggi ci limitiamo a darvi qualche indicazione. Che con un personal computer si possano fare dei giochi è detto per esempio nel più recente libro italiano sulle utilizzazioni didattiche dei computers: A scuola con il computer, di Egidio Pentiraro (Laterza, pp. 186, L. 9500). È detto di corsa, svogliatamente. Già in altre occasioni Pentiraro ha mostrato di non sentirci, dall'orecchio dei giochi. E non è il solo.

Per esempio, in questi giorni esce il terzo e ultimo volume della Storia dell'educazione occidentale di James Bowen, negli "Oscar" Mondadori. C'è di tutto, ma di giochi c'è pochissimo, non c'è quasi niente nemmeno nel capitolo su Vittorino da Feltre.

Al contrario, in questi giorni esce, sempre negli "Oscar" Mondadori, la terza edizione di Pedagogia e scienze dell'educazione di Aldo Visalberghi. Qui ai giochi è dato larghissimo spazio. Pentiraro non è solo nel dar poca importanza ai giochi, e noi non siamo soli nel dar molta importanza ai giochi. Tutto regolare.

Per quel che riguarda i giochi che si possono fare e si possono inventare con un personal computer la cosa migliore sarà trovare un amico che già abbia un personal computer, o trovare un negozio tranquillo, in un'ora con nessun cliente, e con un commesso intelligente e volenteroso.

Vedere un personal computer in funzione è come vedere per la prima volta un'automobile, sedersi per la prima volta in un'automobile, guidare per la prima volta un'automobile. Leggere un libro sull'automobile serve a poco.

Ma per chi ha già qualche esperienza, si possono leggere libri sui giochi coi personal computers. Ce ne sono almeno due, del Gruppo Editoriale Jackson: Giocare con il basic, di Richard Mateosian (pp. 304, L. 20.000) e Giochi con il 6502 - Tecniche di programmazione avanzate di R. Zaks (pp. 306, L. 19.500).

Naturalmente il consiglio che diamo noi è un altro ancora, quello di cui parlavamo all'inizio. Se avete dei ragazzi per casa, e se siete ancora un po' ragazzi voi stessi, provate a mettervi in casa un Vic-Commodore, e cominciate a dirvi, a dire ai ragazzi: questo è un videogioco.

Cominciate a fare i videogiochi delle varie cassette. Lasciate che i ragazzi facciano i videogiochi delle varie cassette. Presto o tardi arriverà il momento in cui voi vorrete ed essi vorranno cominciare a provare a vedere cosa diavolo succede schiacciando anche gli altri tasti. Comincerete e cominceranno a familiarizzarsi col computer. Entrerete ed entreranno nella dimensione dell'informatica dalla porta di servizio, senza neanche accorgersene. È l'ingresso migliore.

Commenti

  1. Che differenza tra l'umiltà di Giampaolo Dossena, la sua apertura mentale che gli fa avvertire la fascinazione e la meraviglia per questo strumento rivoluzionario ed il trombonismo di tanti intellettuali che appena vedono una novità all'orizzonte partono subito con le giaculatorie...

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    1. È vero, si tratta di una differenza molto evidente che, a posteriori, fa apprezzare ancora di più la la lucida analisi di osservatori attenti come Dossena.

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  2. Bravo davvero il Dossena! Spero di leggere ancora su di lui in queste pagine. Quando dice "provare a vedere cosa diavolo succede schiacciando anche gli altri tasti", mi è venuto in mente come, appunto nel 1983 con un VIC sul tavolo, tutto iniziò. Stavo giocando a Air Attack su Play on Tape n.1 (https://www.edicola8bit.com/giochi.php?console=vic20&collana=play_on_tape) e il tasto che premetti per sbaglio fu RUN STOP... da lì fu tutta una scoperta :-)

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