13 luglio 2007

Orc Attack (Creative Sparks/Thorn Emi, 1984)

di Andrea Pachetti

Titolo Completo: Orc Attack
Software House: Creative Sparks/Thorn Emi
Anno di pubblicazione: 1984
Genere: Arcade

Mi affascina uscire dalla città alla ricerca di piccole località sconosciute: l'Italia è ricchissima di microscopici paesi, dove ancora si riesce a conservare una parte dell'immenso patrimonio di simbologie e tradizioni della nostra polverosa nazione. Tra echi di medioevo, civiltà dei Comuni e torri fortificate, è bello perdersi in queste rimembranze di epoche remote fingendosi vassalli dei potenti del luogo, come nel più prevedibile e scontato dei giochi di ruolo a sfondo fantasy.

Una delle situazioni più suggestive della vita militare medievale è senz'altro l'assalto a un castello e il conseguente assedio: nella realtà storica questi si svolgevano in modo molto più prosaico di quanto l'immaginazione potrebbe suggerire, sebbene sia comunque piacevole costruire assurde storie basate su pentoloni d'olio bollente e altri buffi ammenicoli.

Senz'altro è vero che la claustrofobica sindrome dell'assediato risulti un tema antico e caro alle rappresentazioni artistiche classiche, fino a giungere alle recenti derive zombie di stampo romeriano. Il designer della Creative Sparks doveva aver presente tutto questo, così come avrà giocato senz'altro a Siege di Mike Singleton; un vero e proprio archetipo del genere che, a pensarci bene, non fa altro che presentare una visione distorta (quasi speculare) dell'immaginario tipico degli Space Invaders: abbiamo una perfetta inversione di ambientazione, medievale contro futuristico, e di movimento, dall'altro verso il basso e viceversa.

Orc Attack modifica ed espande il concetto base espresso da Singleton, sia personalizzando ancor più il nostro alter ego che si aggira preoccupato tra i camminamenti, sia aggiungendo intelligenza e mezzi alle armate nemiche: adesso queste non si limitano a scalare impavidamente le mura, ma si servono di scale componibili per lanciare l'assalto mentre ci minacciano continuamente bombardandoci con pericolosi dardi da balestra.

La soddisfazione di lanciare sassi con veemenza dalle mura devastando scalini è un'esperienza impagabile, così come vedere i vili orchetti precipitare nel vuoto verso morte certa. Lo scopo primario dell'azione è impedire che i suddetti arrivino a toccare la sommità del muro con le loro luride zampacce, che useranno per colpirla ritmicamente facendo perdere preziosi punti vita e usurando i preziosi merli protettivi.

L'importante è non perdere la testa (letteralmente) utilizzando le affilate spade che il deus ex machina di turno ci fornisce in quei momenti concitati. La divinità benevola in alcuni istanti sfuggenti e casuali può anche donarci la chiave per il superamento definitivo del livello, cioè un buon bicchierone d'olio bollente che scatena letteralmente l'inferno, dando il via a vampate di fuoco che si espandono velocemente alla base dell'area di gioco. Attraverso questo rito di purificazione vengono devastate cose e persone, ripulendo lo schermo verso un istante di pace temporanea, in cui rilassarci mentre assistiamo a un bodycount progressivo, che mostra (impilandoli) il numero degli orchetti caduti nella battaglia appena conclusa.

Talvolta, prima di giungere al livello successivo, saremo catapultati in altri spiacevoli intermezzi nei quali conoscere nuove entità appartenenti al malvagio pantheon degli avversari. Un perfido negromante si improvviserà direttore d'orchestra, conducendo le danze di un'orda di mongolfiere che volano lente verso l'alto, minacciando la nostra incolumità, mentre in sottofondo echeggia un inquietante respiro. In altri momenti farà la sua comparsa un enorme (e deforme) giullare che lancerà maledizioni, sotto forma di velocissime palle di fuoco.

In questa lotta senza fine arriverà purtroppo un momento in cui gli avversari diventeranno troppo numerosi e veloci per i riflessi di chiunque, si tratta solo di una questione di tempo. La situazione sarà ingestibile soprattutto quando si aggiungeranno anche gruppi di ragni neri, che saliranno con cupidigia sulle mura difensive, esseri malvagi che gioiranno solo quando la nostra testa china [mesta] crollerà al suolo con un tonfo sordo, sancendo così la sconfitta definitiva.

È giusto comunque celebrare la memoria di questo solitario combattente, che correrà per sempre su un camminamento laterale, lanciando sassi appuntiti per proteggerci dal Male.

2 commenti:

  1. Di Orc Attack esiste su Amiga un remake in AMOS considerato tra i più bei giochi scritti in questo linguaggio (assieme a Scorched Tanks e pochi altri eletti), ti consiglio di cercarlo e farci una partita... :)

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  2. Vero, è molto bello, http://hol.abime.net/5384

    Senz'altro meglio dell'oRRendo remake che hanno fatto per pc, del quale fortunatamente ho perduto anche il link.

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