Atari, E.T., Alamogordo, Microsoft e il seguito della storia...

di Andrea Pachetti

(fonte)

A circa un mese di distanza dal post precedente, desidero tornare nuovamente sulle cartucce Atari seppellite in quel di Alamogordo, Texas. Lo faccio principalmente per due motivi: il primo è per segnalare tutte le notizie e i dati ufficiali che sono emersi negli ultimi giorni; dati che, come vedremo, confermano in pieno tutte le premesse che avevo specificato allora.

Il secondo motivo è invece di natura puramente etica, nel senso che a differenza del giornalista, il cui compito pare essere diventato troppo spesso quello di creare sensazione su certe presunte notizie e poi tacerne ogni ulteriore sviluppo e conferma, lo storico dovrebbe essere utile al lettore descrivendo semplicemente i fatti come sono accaduti fino alla loro conclusione, in modo che chi legge possa acquisire conoscenze e maturare un'opinione a riguardo.

Detto ciò, oltre a segnalare l'interessante discussione che si era generata in calce al primo articolo sugli scavi, voglio partire proprio da alcune delle premesse fatte in precedenza, ricapitolare alcuni dei dati presenti nei commenti e poi aggiungere quanto è successo negli ultimi giorni.

Il grosso errore commesso dalla stampa generalista e da gran parte di quella specializzata è stato l'affermare che una leggenda urbana era stata confermata, quando in realtà i fatti presentati non hanno fatto altro che sconfessarla, e invece fornire una semplice conferma sperimentale alle ricerche compiute da Goldberg e Vendel nel loro testo Atari Inc. Business is fun.

In esso spiegano chiaramente (cfr. pagg. 656-657) che ciò che era stato interrato ad Alamogordo proveniva dalla dismissione della fabbrica Atari di El Paso, ed era composto da hardware e da un certo numero di cartucce Atari di vario tipo, niente quindi a che vedere coi milioni di cartucce di E.T. rimaste invendute. Oltre ad affermare ciò, i ricercatori forniscono anche un certo numero di dati concreti, come il nome della proprietà della discarica in questione (Browning Ferries Industries), oppure ancora il nome della guardia di sicurezza che era stata incaricata di controllare il sito all'epoca dell'interramento (Capitano Javier Barrera), in modo da allontanare i curiosi che cercavano di recuperare il materiale.

Alcuni particolari sull'entità numerica della dismissione sono poi arrivati da una recente intervista a James Heller, che si era occupato dell'operazione su richiesta dell'Atari. Gli era stato chiesto di liberarsi, il più velocemente ed economicamente possibile, di 750.000 cartucce gioco, un numero certamente ragguardevole ma che è ben distante dai milioni di cui parlava la leggenda. Heller conferma anche che erano stati versati alcuni camion di cemento sopra le cartucce interrate, proprio per evitare che i ragazzini andassero a recuperare i giochi gratis, dato che ormai la voce circolava.

Grazie a un articolo dell'Alamogordo Daily News, sappiamo anche finalmente quante cartucce sono state ritrovate durante i recenti scavi del 26 aprile, organizzati per il documentario di Microsoft. Secondo i documenti ufficiali della città, si tratta complessivamente di 1377 esemplari, tra cui:

  • 190 Centipede
  • 171 E.T. The Extra-Terrestrial
  • 116 Defender
  • 99 Warlords
  • 59 Missile Command
  • 53 Asteroids

e diversi altri titoli (oltre 60), oltre a numerose console Atari. Anche in questo piccolo e poco affidabile campione è possibile notare che E.T. non risulta il gioco più presente. Non c'è nessun interesse, da parte dell'amministrazione locale, a proseguire gli scavi oltre quanto già recuperato. Il sindaco di Alamogordo afferma che ciò è dovuto all'eccessiva profondità a cui le cartucce si trovano (oltre 9 m, invece dei 5 previsti).

Oltre a ciò bisogna anche considerare i costi sostenuti, che sono stati quantificati ad esempio in 50.000$ solo per l'esecuzione degli scavi, 12.000$ per gli studi ingegneristici, 8.000$ per portare i detriti dello scavo alla discarica Otero-Greentree e 10.000$ per il trasporto degli stessi.

Resta quindi da vedere quale sarà la destinazione dei giochi ritrovati: un centinaio andrà alle società Fuel Industries e Lightbox, che si sono occupate del documentario per Microsoft. Una parte sarà destinata ad alcune ditte locali che hanno contribuito alle spese per gli scavi, un'altra ad alcuni istituti museali, tra cui il New Mexico Museum of Space History. Tale museo si occuperà anche di controllare e certificare i 700 giochi rimanenti, che saranno venduti in modalità ancora da stabilire e che di sicuro faranno la gioia dei collezionisti di memorabilia.

Il 29 aprile, in tempi non sospetti, mi esprimevo sulla questione in questi termini: «Di sicuro in futuro (a parte il documentario stesso) sentiremo ancora parlare di Alamogordo e del materiale che la sua discarica conteneva, che sarà esposto, venduto a prezzi folli e chissà che altro.» Mi sembra, alla luce di questi nuovi fatti, di non essere andato troppo distante dalla verità.

Qui dunque si ferma l'interesse storico per un fatto e possono iniziare le considerazioni personali, che però lascio volentieri ai lettori. Dal mio punto di vista, per concludere, non posso far altro che notare che il documentario di Microsoft sarà presentato al Comic-Con di quest'anno e dubito che si rivelerà una fonte attendibile di quanto abbiamo analizzato finora. Il ritrovamento di meno di duemila cartucce in un luogo che ne conserva centinaia di migliaia, di fronte a una leggenda urbana che ne presentava milioni, non fa altro che confermare il carattere sostanzialmente pubblicitario di tutta l'operazione.

Come affermato da Joe Lewandowski, che si sta occupando di tutta l'operazione, compresa catalogazione e vendita: «Se le finiremo, ne abbiamo altre 790.000 in quel buco e ora sappiamo dove si trovano. Ma meno ce ne sono, più valgono. Ecco perché non abbiamo proseguito.»


Fonti:

  • Crecente, Brian. «Unearthed E.T. Atari games will be curated by New Mexico space museum and then sold.» Polygon.com, 30 maggio 2014 <link>
  • Goldberg, Marty e Vendel, Curt. «Atari Inc: Business is Fun.» Syzygy Press, 2012
  • Gonzales, Eric. «Nampa man says he buried Atari video games 30 years ago.» Kboi2.com, 1 maggio 2014 <link>
  • Quintana, Alex. «City still deciding what to do with Atari Games.» Alamogordo Daily News, 29 maggio 2014 <link (offline)> <link>

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