Luciano De Crescenzo, tra cinema e computer

L'articolo è tratto dalla rivista EG Computer n. 10 (ottobre 1984) pp. 24-26, fonte: Retroedicola

[Dopo aver esplorato le prime trasmissioni Rai relative all'informatica, sia per quanto riguarda la radio (Radiotext) sia la televisione (Chip), è adesso il caso di spostarsi verso la tv commerciale, cioè la serie di Bit per Italia 1, alcune decine di puntate realizzate ogni domenica alle 12:15 a partire dal 29 aprile 1984. In questa intervista Luciano De Crescenzo, il conduttore, spiegava le finalità e il senso del programma, assieme ad alcune riflessioni sull'evoluzione dei computer in Italia.]

LUCIANO DE CRESCENZO

TRA CINEMA E COMPUTER


di Cesare Rotondo

Luciano De Crescenzo, noto scrittore e sceneggiatore di film di successo, ha un trascorso nell'informatica: di computer sa tutto, infatti è il conduttore della trasmissione "Bit: storie di Computer" in onda ogni domenica su Italia 1. Lo abbiamo recentemente incontrato per ottenere l'intervista che ora vi proponiamo.

Avvertenza: le risposte del nostro intervistato vanno lette con cadenza decisamente napoletana se siete di quei luoghi, vagamente napoletana se siete di altra parte d'Italia.

EG: Il grosso pubblico ti conosce come storico della filosofia, scrittore e sceneggiatore ma noi sappiamo che per anni hai lavorato nell'ambito dell'informatica.

Luciano De Crescenzo: Certamente. Per ben 18 anni sono stato in IBM; per me il computer era diventato una persona di famiglia.

Ci racconti brevemente la tua storia?

Be', io ho cominciato nel 1961. Lavoravo con un computer della seconda generazione: era un IBM 1401. Questo computer, che era considerato un mostro di intelligenza, aveva 2K di memoria, dicasi 2K, non uno di più; non era buono nemmeno per fare le moltiplicazioni.

Questo 1401 è entrato come terzo incomodo nella mia vita privata, fino al punto che per lui addirittura dovetti rinunciare al mio viaggio di nozze. Siccome era uno di famiglia, decisi di dargli un nome: lo chiamai Esposito. Da allora a ogni computer ho dato un nome, considerandoli dei buoni compagni di lavoro.

Tornando però alla mia storia: ti ho detto come era cominciata e più o meno per i successivi 18 anni le cose continuarono allo stesso modo: cambiavano i computer e il mio costante impegno professionale mi portò a capo fitto nelle problematiche più oscure dell'informatica.

Nel 1979 me ne andai dall'IBM e mi dedicai a quegli interessi che fino ad allora la professione mi aveva costretto a reprimere: scrissi un libro, poi ne scrissi altri, lavorai nel cinema come sceneggiatore, poi come attore e adesso come vedi faccio il regista (n.d.r. l'incontro è infatti avvenuto alla casa di produzione cinematografica Eidoscope).


Il computer è ancora un compagno di lavoro?

Sì, certo. Io ho due computer che uso in modo diverso: un Olympia e un Macintosh. Il primo mi serve come word processor, mentre il secondo lo uso per disegnare la scenografia dei miei film.

Ci accenni le specifiche applicazioni?

L'Olympia, oltre a essere una macchina da scrivere evoluta mi permette di archiviare dei testi ai quali attingere all'occorrenza: nell'attività di storico della filosofia è molto utile perché raccoglie in pochi dischetti vita, morte e miracoli di tutti i filosofi dei quali ci è giunta notizia. Col Macintosh invece disegno.

Ultimamente ho fatto la scenografia del mio film (n.d.r. Così parlò Bellavista): pensa che in una scena ho messo un panorama di Capri, una terrazza, due palazzi, una pizzeria, un fruttivendolo, un bar, un ristorante, un cavallo, due uccelli, un cane e 35 persone che passeggiano, il tutto nei 9 pollici del monitor... Guarda che è bello davvero.

Perché hai interrotto il lavoro in IBM?

Perché dopo 18 anni di militanza ero diventato un anziano dell'azienda, al quale toccava svolgere un compito strategico e non più direttamente operativo. In questo ruolo di santone dell'informatica io mi annoiavo da morire e all'età di 45 anni mi prese un processo di ringiovanimento, per cui pensai che i momenti della mia vita in cui ero stato felice avevano coinciso con la disoccupazione e allora ringraziai, salutai e me ne andai.

Cominciai a occuparmi di tutt'altro: scrissi dei libri che, fortuna mia, hanno avuto un grandissimo successo, feci la sceneggiatura di alcuni film e adesso provo a fare il regista.

Come si sposa la trascorsa attività tecnico-scientifica a quella artistica degli ultimi anni? Quale è il minimo comune multiplo?

È lampante. Io sono un raccontatore di storie. Da ragazzino le dicevo a voce e poi man mano le ho raccontate con mezzi diversi: con la parola scritta - e sono stato scrittore  con il cinema - e sono stato sceneggiatore - e con i computer, dato che i miei 18 anni in IBM li ho passati a.... convertire quei clienti particolarmente distanti dalla mentalità, o più genericamente, dalla dimensione del mondo informatico.

Ora poi che conduco "Bit, storie di computer" su Italia 1, il mio ruolo di raccontatore è messo in assoluta evidenza.

A proposito di questo: vuoi dirci come è nata l'idea della trasmissione?

L'idea di "Bit" è questa; Berlusconi (n.d.r. titolare di Canale 5 e di Italia 1) che, non si può negare, ha sempre l'idea giusta al momento giusto, ha intuito che tutta l'Italia si stava chiedendo che cavolo fosse 'sto benedetto computer di cui tanto si sentiva parlare. Allora pensò a una trasmissione che avesse un fine didattico e che, prendendo spunto da esempi di applicazioni del computer nella vita quotidiana, si addentrasse con parole semplici nell'argomento.

Il fatto che fui scelto quale conduttore, ancora una volta conferma il mio naturale ruolo di raccontastorie. Oltre tutto c'era bisogno di uno che fosse una via di mezzo tra Pippo Baudo e... che ne so... un ingegnere qualsiasi; ecco... io ero la persona giusta.

È una trasmissione di successo?

Direi che ha un discreto successo: è seguita settimanalmente da circa 3 milioni di persone, non c'è male davvero.

Questo dato è importante; significa che il computer suscita molto interesse.

Certamente, molto di più di quanto anch'io, all'inizio della trasmissione, mi sarei immaginato.

Credi che, analogamente alla situazione in altri paesi, il computer in Italia diventerà uno strumento di uso comune?

Penso di sì, anche se credo che la diffusione massiccia non avverrà molto presto. In questo momento c'è una sopravvalutazione dell'oggetto computer: uno lo compra aspettandosi chissà che cosa; usandolo male si accorge delle difficoltà oggettive da superare per un proficuo utilizzo e poi, 70 volte su 100, lo abbandona punto e basta.

Questo vuole dire che, anche se il computer sarebbe già maturo ad assolvere varie incombenze umane, l'uomo comune ancora non è pronto perché gli manca la relativa cultura. La verità è che l'informatica dovrebbe essere tra le materie da insegnare fin dalla scuola elementare. La diffusione dell'oggetto computer, quindi, non può che essere la conseguenza della diffusione della cultura informatica.

Alla luce di quello che dici, come giudichi l'attuale diffusione dell'home computer?


In ogni caso sono pro. Piuttosto che niente, aver avuto a che fare anche marginalmente, è un bene perché avrà stimolato gli interessi e avrà generato curiosità. Infatti la domanda del momento è proprio questa: ma 'sto benedetto computer che cos'è e soprattutto a che serve? Quando tutti sapranno rispondere, saremo a posto.

Vorrei chiudere l'intervista con una domanda che ti dà modo di esprimere un sogno nascosto. Quale è il tuo software ideale, quello cioè che possa concretizzare un'esigenza attualmente impossibile da realizzarsi?

Il software ideale io lo immagino in grado di tramutare il pensiero in fatti. Dovrebbe essere qualche cosa che capti l'idea... Io a volte ho dei bellissimi pensieri: questo normalmente mi succede nella vasca da bagno e non sotto la doccia, che è un aggeggio infernale che dovrebbe essere proibito dalla legge... be'... nella vasca è meglio.

Quando io sto a mollo nell'acqua tiepida, come immerso in un liquido amniotico, magari pure a luce spenta... ecco, in queste condizioni mi vengono pensieri fantastici e se ci fosse un marchingegno in grado di registrare su video-nastro tutto ciò, in modo da poterlo rivedere magari anche a colori, sarebbe eccezionale.

Questo è sicuramente il mio sogno proibito e questo sarebbe quindi il mio software ideale.

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