Editoriale (dicembre 2021)


di Andrea Pachetti

Questo nuovo editoriale serve principalmente per celebrare le 250.000 visualizzazioni; in occasione delle 200k visite avevamo tradotto e pubblicato una lunga intervista inedita, che misteriosamente era stata dimenticata dalla rivista C+VG: del resto, chi non avrebbe voluto passare il lockdown a tradurre un testo di 30mila caratteri, invece di imparare a fare il pane e infornare pizze ogni giorno?

Anche per questo nuovo anniversario accadrà qualcosa di davvero speciale, nel senso che... Quattro Bit chiude. È ormai inutile nascondere il senso di disappunto che nasce ogni volta che un testo presente da queste parti viene usato altrove senza citazione, o ancora le notizie e le informazioni cercate con pazienza vengono usate da terzi, senza alcuna forma di rispetto del lavoro altrui.

Queste sensazioni spiacevoli sono sempre state contrastare e sconfitte dall'interesse e dall'affetto (perché no, è il caso di dirlo) con cui i lettori regolari hanno supportato quello che veniva detto da queste parti; soprattutto in seguito ad alcuni accadimenti che abbiamo verificato essere avvenuti lo scorso ottobre, abbiamo notato però che la misura è ormai colma e non è possibile andare avanti così.

Non c'è davvero la voglia di continuare a offrire (volenti o nolenti) temi, spunti e contenuti a varie pagine sui social network e soprattutto ad aspiranti video-influencer del cosiddetto retrogaming, ricevendo in cambio soltanto l'oblio, o peggio velate accuse sul fatto che da queste parti si compiessero addirittura atti di pirateria nella divulgazione di immagini e video, quando in realtà ogni pubblicazione è sempre stata segnalata o concordata con gli aventi diritto.

In una situazione del genere, colpisce lo stupore decisamente un po' infantile di chi si chiede come mai le immagini abbiano un watermark, oppure perché sia bloccato di default il tasto destro del mouse, misure facilmente aggirabili che fronteggiano solo la copia pedissequa e banale.

Per tutto questo ormai non ha più senso proseguire nello stesso modo, intendendo con ciò gli aggiornamenti occasionali e pubblici in cui vengono mostrati vari approfondimenti, notizie e fonti che andranno a comporre le parti di un libro (ormai per certi versi mitologico) che da anni è in lavorazione, riguardante gli albori del videogioco e dell'informatica personale in Italia. Questo modo di lavorare aveva senso solo quando le piattaforme di blogging erano ancora un metodo di efficace di comunicazione; del resto, i primi post in questo spazio risalgono al 2007, un'era geologica fa.

Oltre a ciò questo è sempre stato decisamente un "blog non blog", in cui il software è stato sfruttato in modo non usuale, usato più come una knowledge base che una banale selezione cronologica di studi e testi, che esaurivano la loro funzione una volta letti e consumati. Negli ultimi due anni sono diventato un lettore assiduo di newsletter e, proprio per questo, ho deciso di creare una nuova istanza di Quattro Bit su Substack, che sarà la nuova casa del progetto a partire dal 2022.

Come dicevamo prima, quindi, Quattro Bit chiude... e riapre. Muore e rinasce. Gli argomenti saranno gli stessi ma la forma narrativa probabilmente in parte diversa, con una comunicazione più diretta nei confronti del lettore. Anche in questo caso, come da tradizione, si tratterà di una "newsletter non newsletter", poiché non ci saranno mai news da comunicare e piegheremo ai nostri fini un nuovo mezzo di comunicazione. C'è ovviamente affetto nei confronti della vecchia casa su Blogspot, quindi anche questo spazio non morirà in senso stretto: semplicemente una rielaborazione dei contenuti pubblicati su Substack rimbalzerà anche qui, con un ritardo fisiologico di circa 1-2 mesi.

Si spera così di rimanere al passo coi tempi senza però snaturare in alcun modo l'essenza degli studi e delle passioni che hanno sempre guidato questo lavoro, sin dall'inizio. Quindi non ci saranno mai dirette su FB o YT, video su Twitch e meme, questo è garantito. Chi vorrà potrà quindi continuare a seguire il sito come ha sempre fatto (con il lag descritto sopra), ma se volete davvero dimostrare attivamente interesse, il consiglio spassionato è quello di iscrivervi alla newsletter.

Quando inizierà quindi la versione 2.0 di Quattro Bit? Molto banalmente, quando un numero ragionevole di persone si iscriverà. E qual è questo numero ragionevole? Dato che attualmente ci sono 37 "lettori fissi" su Blogspot, se la metà di essi partecipasse alla newsletter (quindi, una ventina) sarebbe un buon modo per partire, per comprendere cioè che anche dall'altra parte c'è qualcuno seriamente interessato. Se così non fosse è probabile che i "lavori pubblici" si interromperanno permanentemente, privilegiando così la scrittura e l'editing del libro fino alla sua naturale conclusione.

Se volete dunque dimostrare affetto nei confronti del progetto, è questo il momento per farlo. Iscrivetevi e fate iscrivere altre persone che possono essere interessate a Quattro Bit (il form per l'iscrizione è embeddato qua sopra) o potete andare direttamente al link su Substack. Ovviamente, anche ogni singolo commento in calce a questo editoriale sarà letto e apprezzato.

Commenti

  1. Mi dispiace molto per il disappunto derivante da questi furti. Sarà l'occasione per me per provare l'effetto di seguire una newsletter.

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    1. Sì, diciamo che il disappunto è limitato a un certo numero di comportamenti, ma continuare a far finta di niente significava alla fine giustificare certi atti e, di conseguenza, un po' "passare da scemo". Mi auguro che la maggiore personalizzazione possa creare in futuro un vero e proprio canale di comunicazione con una sua dignità, al posto del semplice serbatoio di adesso, a cui chiunque può attingere. Poi, che sia un successo o un completo fallimento, almeno sarà qualcosa di diverso. E, ovviamente, grazie per la sottoscrizione.

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  2. È inutile che provi a scappare. Non ti libererai MAI di noi.

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    1. Resistance is futile, ho capito :)

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  3. Dopo 32 ANNI di presenza su INTERNET sono ancora iscritto e leggo con soddisfazione diverse newsletter (e mailing list) e oggi ne ho aggiunta una nuova... Le roi est mort, vive le roi!

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    1. Già pensare che ho iniziato a scrivere da queste parti nel 2007, mi vien male! Devo dire che ho più esperienze con le mailing list delle newsletter, sarà per me l'occasione di sperimentare qualcosa di diverso!

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  4. Non riesco davvero ad immaginare nulla di più poeticamente adeguato di un (a)periódico sul retrocomputing distribuito tramite newsletter, e sai che c'è? alla. fine credo che per quelli che davvero sono interessati ai contenuti sia persino il miglior mezzo per seguire il progetto con costanza.
    "Socci" vede presto

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    1. Sì, la vedo esattamente come te, Emiliano. A dire il vero pensavo da tempo a fare un passaggio del genere, ma temevo che una newsletter "standard" potesse rendere le conversazioni ancora più invisibili di prima. Come hai visto, Substack invece è una specie di ibrido tra una newsletter e un blog, quindi permette anche di avere una parte pubblica d'archivio consultabile da tutti e mi sembra, al momento, la soluzione ideale per quello che vorrei fare dal 2022 in poi. Speriamo bene.

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  5. La forma "newsletter" purtroppo non mette al riparo dei soliti furbetti che si fanno belli con le idee ed il lavoro degli altri. Forse rende anche la fruibilità dei contenuti meno semplice rispetto al web per chi non ha tempo di spulciare decine di messaggi che piovono sulla mailbox. Un weblog ad accesso privato potrebbe limitare le scorribande dei paladini del copia e incolla e mantenere la "tradizione" di QuattroBit. Non semplicissimo da attuare o mantenere nel tempo ma rispetto alle mailing list, mezzo ormai utilizzato solo dalle vecchie generazioni, forse un tantino meglio. Altrimenti bisogna irraggiare i post ovunque (TG, TW, Discord, ecc.) per smascherare rapidamente i "copiatori seriali". Ma diventa un altro lavoro e anche molto duro. :-)

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    1. In questo hai perfettamente ragione, ma il mio intendimento non è tanto volto a mettermi al 100% al riparo, quanto a creare nell'immediato futuro un canale di comunicazione che abbia maggiore identità e visibilità, mediante un meccanismo che insomma non sia completamente obsoleto. Se andassi verso una gestione completamente "privata", negherei proprio l'assunto di base che mi sono proposto sin dall'inizio, cioè di cercare un compromesso tra la ricerca e la divulgazione per tutti.

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