Giorgio Pezzin: i video-invasori, l'informatica e l'Atari

di Andrea Pachetti

A uno sguardo superficiale, le storie Disney risultano immerse in un non-tempo eterno in cui ogni dinamica rimane immutabile. La realtà è invece molto diversa, soprattutto andando a considerare ciò che è stato realizzato in Italia. Il settimanale Topolino è sempre stato molto attento ai cambiamenti sociali, culturali e tecnologici avvenuti nel nostro Paese, così come alle mode e alle tendenze del momento: tutto ciò si rifletteva sia nei temi affrontati nelle storie, sia negli articoli e negli approfondimenti scritti.

Non è raro imbattersi nella presenza dei computer già nelle storie degli anni Settanta, dove questi di solito avevano l'aspetto di enormi scatoloni pieni di luci e interruttori: è il caso dell'ottima Zio Paperone e le meraviglie della tecnica (di Pavese/De Vita, Topolino n. 846, 1972). In altri casi l'elaboratore, o meglio il "cervellone elettronico", diventava un vero e proprio personaggio all'interno della narrazione, come in Zio Paperone e il "cervellone" permaloso (di Gazzarri/Perego, Topolino n. 918, 1973).

"Paperino e le meraviglie della tecnica", fonte: Topolino n. 846 (1972)

Passando ad analizzare gli anni Ottanta, nel 1983 l'allora neonata Atari Italia utilizzò proprio il settimanale Mondadori per presentare il suo primo torneo italiano di videogiochi (i precedenti erano stati gestiti dalla Melchioni) con articoli settimanali, in cui di volta in volta si presentavano le regole della gara e le varie località dove si svolgevano le selezioni e le eliminatorie (il gioco scelto era Centipede), in previsione della finale europea da tenersi a Monaco.

La presenza Atari su Topolino ebbe il suo massimo nel n. 1448 (28 agosto 1983) in cui, oltre a una copertina ispirata al film Tron, veniva presentato un inserto in carta patinata di 16 pagine, con le ultime novità videoludiche della casa americana. Al termine del 1983 iniziò anche una collaborazione con lo Studio Vit di Riccardo Albini, con due pagine chiamate "Ottobit" che mostravano brevi recensioni e news sull'argomento videogiochi.

Lo speciale su Topolino n. 1448, fonte Retroedicola

Il tema videoludico divenne ben presto presente anche in alcune storie: tra le prime è senz'altro da citare Zio Paperone e il personal computer (di Monti/Studio Bargadà, Topolino 1477, 1984) in cui Paperino e i tre nipotini sono impegnati in una battaglia spaziale su una macchina autocostruita, grazie a un corso per corrispondenza.

"Zio Paperone e il personal computer", fonte: Topolino n. 1477 (1984)

È comunque Paperino e i Video-Invasori (Pezzin/Studio Comicup, Topolino n. 1494, 1984) la storia che viene ricordata ancora oggi con più affetto dai lettori appassionati di videogiochi, meritando addirittura approfondimenti e recensioni sui siti specializzati. Ho avuto modo di conversare via e-mail col gentilissimo sceneggiatore Giorgio Pezzin (che ringrazio) riguardo la creazione dei "Video-Invasori" e delle altre sue storie del 1984 in cui erano presenti temi legati alla tecnologia.

"Paperino e i Video-Invasori", fonte: Topolino n. 1494 (1984)

Giorgio Pezzin
fonte: fumettiestorie.com
La storia dei "Video-Invasori" fu pubblicata in un momento in cui il mercato dei videogiochi si stava espandendo moltissimo nel nostro Paese. Topolino, negli anni di Gaudenzio Capelli, era sempre molto attento alle tendenze e ai temi dell'attualità, quindi mi chiedevo quale genesi aveva avuto il soggetto di questa storia e, in particolare, se era in qualche modo stata voluta dalla redazione o se si trattava di una sua idea che venne proposta al settimanale.

La Disney molto raramente ci dava spunti o ci chiedeva storie particolari a parte quelle "sponsorizzate" che erano in genere scritte da Massimo Marconi che faceva parte della redazione. Per i video invasori non ci fu alcun input, se non il fatto che io, per cercare nuovi spunti, mi guardavo attorno per ogni dove. Mi accorsi dei videogiochi, di come piacevano a ragazzi e adulti e di come avrebbe potuto uscirne una storia. E così fu.

fonte: Topolino n. 1494 (1984)
L'Atari Italia ebbe una collaborazione con Topolino sin dall'anno precedente, in particolare in un numero estivo con la pubblicazione di un inserto/catalogo. Volevo dunque sapere se l'inserimento di una citazione/parodia dell'Atari (cioè il personaggio di Mr. Paperari) era conseguente a questo tipo di collaborazione oppure no.

Come detto sopra non ci fu nessun input da Disney. Ho citato Atari perché era una marca del momento ed era ovvio parlarne.

Nella sceneggiatura della storia compaiono molti esempi realistici di fatti che accadevano nella realtà di allora, mi riferisco ad esempio al torneo di videogiochi paperopolese a cui partecipano i tre nipotini, tornei che avvenivano realmente all'estero e anche in Italia. A quale tipo di documentazione aveva attinto per ispirarsi durante la stesura della storia, intendo: aveva anche lei giocato a dei videogiochi, oppure letto riviste e giornali per seguire il mercato?

Beh, quando si fa una storia è necessario documentarsi, naturalmente, e io l'ho sempre fatto in modo molto accurato. Inoltre ho due figli che ovviamente giocavano su un Commodore, prima, e dopo su altri computer. Ricordo che chiesi qualche consiglio anche al più grande, che allora aveva quasi cinque anni ed era già abilissimo.

Il twist principale della sua storia avviene (come da tradizione Disney) per la sbadataggine di Paperino che, avendo riparato malamente il computer da gioco dei nipotini, rende "vivi" e pericolosi i personaggi dei videogiochi. Un film attualmente in programmazione (Pixels con Adam Sandler) riprende esattamente lo stesso tema, molti anni dopo. Mi chiedevo dunque come aveva inventato questa soluzione in particolare.

L'ho inventata e basta. D'altra parte mi pare abbastanza logico, come trama. Se uno parla di mostri o di invasori (disegnati, virtuali o fantasiosi) il fatto che per qualche artificio diventino reali e pericolosi è uno sviluppo logico. Ovviamente siccome avevo a disposizione un imbranato come Paperino, la causa dell'inghippo non poteva essere che lui. Ovviamente dato il ridotto numero di pagine non ho potuto inventare nulla di troppo complicato. Tutto si svolge in breve e in modo ingenuamente semplice, compreso il rimedio dei nipotini.

fonte: Topolino n. 1494 (1984)
Gli appassionati di videogiochi da anni si chiedono l'origine dell'enigmatica scritta "GAME OL" che appare in una vignetta.

Si tratta solo un errore di scrittura di chi ha curato il lettering. Credo di aver previsto un Game ON, naturalmente, nel senso che la consolle era pronta per giocare.

I disegni della storia erano a cura dello studio spagnolo Comicup. Una volta terminata la sceneggiatura ebbe qualche contatto con loro oppure vide solo il prodotto finito? Fu soddisfatto del risultato? Ricorda questa storia con piacere tra quelle fatte nello stesso periodo?

La politica della Disney era di non favorire collaborazioni o contatti tra autori. Una pratica che bypassai spesso collaborando a lungo prima con Cavazzano e poi con De Vita realizzando insieme a loro delle storie secondo me molto riuscite. In questo caso nessun contatto, però. Vidi la storia già pubblicata e devo dire che non fui tanto soddisfatto dei disegni, ma comunque furono efficaci ed allineati alla qualità media del giornale.

Parlando proprio della sua collaborazione con De Vita, nel periodo degli anni Ottanta che stiamo considerando lei ha creato diverse storie a sfondo informatico/tecnologico. Mi riferisco in particolare a Zio Paperone e la rivoluzione elettronica, Paperino e la casa elettronica e Topolino e il computer anticrimine. In particolare, ne "la rivoluzione elettronica" lei anticipa molti concetti che sono familiari adesso ma che allora erano considerati rivoluzionari, come le reti di computer e le chat. Mi chiedevo quindi, anche in questo caso, in che modo si era documentato e se era soddisfatto dei risultati "profetici" di questa storia, visti a molti anni di distanza.

Da appassionato di tecnologie e di scienza in genere ne ho sempre seguito con molta attenzione gli sviluppi e quando ho letto che negli Usa stava prendendo piede internet, oltre a vederlo subito come una possibilità per pubblicare direttamente le mie storie, avevo letto anche di possibili applicazioni potenziali, che ho prontamente usato per creare le storie che dici.

Noi sceneggiatori siamo sempre alla ricerca di spunti, alla disperata ricerca, direi, visto che si doveva fare un paio di storie al mese (ma a volte, con quelle brevi fatte con Cavazzano, anche 5 al mese). Quindi non potevo certo farmi sfuggire queste.

E poi mi ha anche aiutato la mia formazione di ingegnere, dove l'uso dei computer era praticamente obbligatorio. Appena sono arrivati i personal ne ho comprato subito uno (un Olivetti M24) per la cifra assurda oggi di 7 milioni e 200 mila lire. L'equivalente di una utilitaria. Oggi sarebbe impensabile, ma è stato un investimento che non ho mai rimpianto.

"Zio Paperone e la rivoluzione elettronica", fonte: Topolino n. 1438 (1984)
Ho notato che in queste tre storie vi è forse un tema comune e cioè il fatto che la tecnologia a un certo punto "impazzisce" e finisce per creare danni, sia che si tratti della rete di computer creata da Paperone, la casa elettronica di Paperino oppure ancora il computer Investigax 2000 della polizia di Topolinia. Volevo sapere se effettivamente questo tema comune esiste e quale tipo di messaggio voleva trasmettere a riguardo, se cioè ritiene vi fosse allora (ma anche adesso) un problema nell'eccessivo ricorso alla tecnologia.

Beh, la tecnologia impazzisce se non sappiamo usarla come si deve. A parte la sfiga (in questo caso di Paperino). Ma anche quella dovrebbe essere prevista... per cui, alla fine è sempre colpa nostra che non ne sappiamo o non ce ne preoccupiamo abbastanza. L'insegnamento è questo.

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