"È un computer, ma costa solo un milione" (La Stampa, 23 febbraio 1981)

di Andrea Pachetti

In passato abbiamo già presentato contributi su Bit 79 e Bit 80, le due edizioni iniziali della prima fiera italiana dell'informatica. Questo nuovo articolo relativo alla Rassegna Stampa si occupa invece dell'edizione 1981: un anno molto importante per lo sviluppo del nostro mercato, in cui si annuncia l'esplosione di vendite che caratterizzerà gli anni immediatamente a seguire.

Il giornalista Girolamo Mangano, in questo senso, risultava particolarmente lungimirante nell'analizzare la situazione che gli si poteva davanti, paragonando con efficacia il boom dell'informatica personale allora in corso a quello della diffusione delle automobili utilitarie, avvenuto negli anni Cinquanta.

Interessante, dal punto di vista terminologico, anche l'uso in contemporanea di definizioni come "personal computer" e un meno frequente "domestic computer" (invece, in quest'ultimo caso, di "home computer", espressione che sarà poi quella prevalentemente usata anche in Italia). Si considera "computer" ancora un termine prettamente tecnico, non entrato nel linguaggio comune, per cui lo si declina col plurale inglese e appare racchiuso tra virgolette; risulta ancora contrapposto all'italianissimo "calcolatore".

Dal punto di vista economico, Mangano traccia una linea di confine tra il prezzo dei computer utili per l'uso domestico e quelli ancora "personali", ma adatti solo ai professionisti: la soglia psicologica del milione di lire sarà indicativa proprio per il successo di Commodore e Sinclair, due aziende capaci in seguito di situarsi al di sotto di tale limite. Per chiarire l'entità della cifra e anche l'inflazione presente in quegli anni (cosa spesso dimenticata a posteriori), un milione di lire del 1981 (anno di stesura dell'articolo) corrisponde a 2.125 Euro del 2021, mentre nel 1983 (anno in cui il Commodore 64 e il Sinclair Spectrum sono entrati nel mercato italiano) lo stesso milione corrisponde a circa 1.600 Euro del 2021.


È un computer, ma costa solo un milione
gioca, insegna ai bambini e aiuta in casa

Stanno per arrivare in Italia dagli Stati Uniti i "calcolatori domestici"

DAL NOSTRO INVIATO

MILANO - Dobbiamo prepararci ad ospitare un nuovo inquilino nelle nostre case. Non parla, non dorme, non cammina ma - ce ne accorgeremo ben presto - i suoi servigi sono preziosissimi. È il calcolatore elettronico. Sarà il protagonista dell'unica, vera rivoluzione degli Anni 80. Ricordate cosa rappresentò la "600", la prima utilitaria degli italiani degli Anni 50? Ebbene, il computer avrà lo stesso impatto sulla nostra vita.

Lo si è potuto constatare al "Bit 81", la mostra milanese organizzata dal "Centro commerciale americano", dove sono stati esposti gli ultimi "miracoli" dell'informatica: "computers" che vi permettono da casa vostra di partecipare ad una conferenza che si tiene all'Università del Michigan con trecento esperti, aggeggi coi quali potete comporre una sinfonia, che vi tengono la contabilità del condominio in cui abitate e vi aiutano a progettare un ponte di mille metri.

Decine di migliaia di "computers" sono già al servizio di altrettante abitazioni negli Stati Uniti: costano poco, circa un milione di lire, ma - assicurano i primi, fiduciosi acquirenti - valgono la spesa. Il "domestic computer" sorveglia il conto in banca, dà ripetizioni al figlio che ha difficoltà con il francese e, di sera, intrattiene l'intera famiglia con un repertorio di una cinquantina di giochi.

Le "multinazionali informatiche" americane sono pronte ad invadere il mercato italiano. La prima ondata di calcolatori "personali" arriverà entro quest'anno. La rivoluzione è imminente perché i prezzi di questi prodigiosi aggeggi sono crollati. Quei piccoli cervelli tascabili che fino a 3-4 anni fa costavano trecentomila lire, si comprano oggi con trentamila lire: ma in confronto a questi esposti a Milano sembrano marchingegni di un inventore medioevale.

Il "computer domestico" che si offre nel 1981 come diligente factotum, ha una potenza di calcolo corrispondente a quella del suo collega che appena dieci anni fa era venduto a cinquecento milioni. Se i listini delle automobili avessero seguito lo stesso andamento al ribasso, oggi una "Rolls Royce" costerebbe mezzo milione.

Gli esperti del settore assicurano che la "rivoluzione informatica" sconvolgerà la nostra vita come solo l'invenzione della ruota e della stampa a caratteri mobili hanno potuto fare nel passato.

L'anima di queste "macchine pensanti" è fatta di silicio, uno degli elementi più abbondanti in natura. La miniaturizzazione ha fatto sì che lo spazio richiesto da un "personal computer" non è più grande di quello occupato da un comune televisore. Quella piastrina di silicio, che in gergo informatico si chiama "chip", non è più grande di un cristallo di sale. Da un computer fatto di più "chips" si ottengono prestazioni al limite della fantascienza.

E invece è una realtà alle porte. In America ci sono già computers che forniscono alla padrona di casa i listini prezzi dei supermercati più vicini, che sorvegliano con una telecamera i giochi dei bambini, che lanciano un segnale quando stanno per esaurirsi le scorte di birra nel frigorifero e che tengono al corrente i padroni di casa sugli ultimi sviluppi della situazione internazionale con una pioggia continua di notizie. Sono solo prototipi, d'accordo, ma stanno per arrivare.

Tra le cinquanta aziende americane che hanno esposto al "Bit 81", c'è anche quella che offre un cervellino che suggerisce i giorni del mese più indicati per le prestazioni amorose. «Il computer, naturalmente» dice Antonio Alessi, che affianca alla professione di programmatore l'hobby dell'astrologia «non ha molta esperienza del ramo, ma basa i suoi consigli sulle recenti scoperte della medicina che hanno individuato nell'uomo cicli periodici (da 28 a 33 giorni) incidente sulla nostra sfera psichica, sulla presenza fisica, sulla sensibilità emotiva. In Giappone» aggiunge Alessi «molte aziende di trasporti non affidano i loro camion ai guidatori che sono nella fase "no" del ciclo».

Ma non c'è il rischio che l'abitudine a dialogare col computer influenzi - semplificandolo eccessivamente - il linguaggio umano, che scoraggi i rapporti sociali? Risponde il dottor Giovanni Lariccia, esperto informatico per il Consiglio Nazionale delle Ricerche: «Dobbiamo abituarci a pensare che l'uomo stesso è un calcolatore, il più perfezionato e potente fra tutti. Sarà lui a comandare il futuro, non il computer».

Girolamo Mangano

Commenti

  1. La guida espositori di quell'evento è disponibile su Archive.org qua: https://archive.org/details/Bit_014_supplemento . Quanto al riferimento al ciclo di 28-33 giorni in coda all'articolo sono i "bioritmi", pseudoscienza molto popolare negli State alla fine degli anni Settanta che giunse pure in Giappone dove la Casio creò il Biolator, un calcolatore pensato proprio per quello, nella sezione dedicata della voce di WP trovi riferimenti alla popolarità dei programmi su computer dell'epoca pensati per tale scopo: https://en.wikipedia.org/wiki/Biorhythm_(pseudoscience)

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    1. Assolutamente corretto, Fabrizio! Confesso che non ho voluto approfondire il discorso sulla piaga dei cosiddetti bioritmi proprio per non rivangare questa pseudoscienza. C'è stato un periodo in cui ebbero molto successo anche in Italia, finendo persino sulle pagine del Topolino settimanale.

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    2. Infatti li ho citati solo per le implicazioni informatiche. Diciamo le cose come stanno, la promessa ribadita in questo e altri articoli è che l'italiano medio avrebbe utilizzato il computer per gestire la contabilità di casa, far studiare le lingue straniere ai figli e altri esempi di virtù e rettitudine digitale. In realtà i figli in larga maggioranza infuocavano i joystick senza sognarsi di farci un'addizione, i genitori invece si dilettavano con sciocchezze passeggere come i bioritmi e altro della medesima risma (me li ricordo i programmi in Basic che promettevano di calcolare la frequenza di uscita dei numeri del lotto).

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    3. Assolutamente vero, ma non è forse così per ogni tecnologia che si diffonde fino a diventare prodotto e consumo di massa? Ogni riferimento a internet è puramente casuale.

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    4. Il vettore di adozione di Internet e prima ancora di VHS, ecc., è stato il porno, che è un po' l'estremizzazione di questo apparente paradosso, tecnologie pubblicizzate come abilitanti al progresso e alla crescita individuale il cui utilizzo reale era ben più inconfessabile: https://it.businessinsider.com/porn-behind-internet-technologies-2017-5/?r=US&IR=T . Con questo non voglio dire che siano servite solo a quello, ma diciamo che la percentuale era molto, molto cospicua.

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    5. Eh sì. Stai forse suggerendo che dovrei fare un approfondimento su Sex Games e il suo autore Thomas Landgraf, per attirare più lettori?

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    6. Il motto "Sex sells" è sempre valido ma il tempo di Sex Games è passato, sono fiducioso però che riusciresti persino lì a sviscerare qualche retroscena interessante :)

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